Il Male e il Bene nelle matrici comuni tra Paganesimo e grandi Religioni
Tracciare un confine netto tra la magia naturale e quella oscura, ovvero nera, non è affatto semplice. Non è sempliceperché le categorie di valutazione cambiano da una cultura all’altra, se non da una persona all’altra in una società comela nostra, e quindi stabilire ciò che è bene e ciò che è male diventa un’operazione rischiosa. Da un lato si può tendere alrelativismo, dall’altro all’assolutismo, due cose da evitare.
La prima cosa da fare è cercare una matrice comune, un archetipo collettivo di male e bene per dirla alla Jung. Datoche la magia è nata in ambiente pagano e poi si è sviluppata, modificandosi in vari modi, in ambiente cristiano ocomunque dominato dalle altre grandi religioni (islamismo, ebraismo, buddismo, induismo e altre religioni orientali)iniziamo con il vedere cosa per il mondo pagano era da considerarsi contro natura. Partiamo dai greci. Per i greci lanatura era sacra e ho già spiegato che con questo termine intendevano l’intero universo con i suoi cicli di esistenza. Ledivinità facevano parte di questo grande organo vitale e non potevano ribellarvisi. L’ordine della natura doveva essereseguito tanto dagli uomini quanto dagli dei. Tuttavia le divinità potevano presentare aspetti, per così dire, negativi.Potevano sconvolgere alcuni avvenimenti e fare del male agli uomini o comunque intervenire nel loro destino edanneggiarli. Ovviamente sto generalizzando. La religione pagana greca non era organizzata come le grandi religioni dioggi e in realtà possiamo ricostruire poco del suo corpus dottrinale. I miti esistevano in svariate versioni e nonpossiamo dire con certezza quale fosse ritenuta “ortodossa” (mi scuso per il termine improprio), ovvero vincolante per ilpopolo, e quale invece no. Delle religioni misteriche, dove si praticavano molti riti magici, sappiamo ancora di meno. Cisono però dei punti fermi.
Il primo è che tutte le divinità avevano un lato positivo e uno negativo. Un esempio lampante è Dioniso, il dio del vino.Nell’aspetto positivo è legato alla vita (la vite è simbolo di vita e rinascita), in quello negativo agli impulsi passionali edistruttivi (il vino ubriaca, confonde i sensi). Così anche la triplice dea Artemide, concepita come dea della caccia nellapolarità positiva e come dea degli inferi e della morte in quella negativa. Proprio ad Artemide nel suo aspetto oscuro eralegata la stregoneria. I greci guardavano con un certo timore alla magia, così come i romani, sebbene fossero praticatela divinazione, la necromanzia e la magia sessuale in diverse zone della Grecia (famosa la Tessaglia per le stregheesperte di maledizioni e magia sessuale). La magia era insomma unita alla religione e assumeva sia connotazionipositive che negative a seconda delle intenzioni del praticante e dell’aspetto della divinità adorata.
Il secondo punto consiste nella magia teurgica del tardo paganesimo e del neoplatonismo. Durante il tardo paganesimo,mescolatosi con le religioni orientali, i culti misterici diventano sempre più importanti e ad essi è connessa la magiateurgica e rituale ripresa da certi filoni del neoplatonismo (il neoplatonismo nelle sue prime espressioni non prevedeval’uso esplicito della magia). Qui si può fare una vera e propria distinzione di magia naturale e magia oscura. La magiadel neoplatonismo pagano è teurgica e quindi spirituale, ma si basa sull’invocazione di daimon e divinità con le duepolarità in equilibrio tra loro. Il neoplatonismo, infatti, concepisce gli dei come forme di pensiero, idee, emanazionidell’Uno o Sommo Bene. Non è concepito un dualismo di tipo manicheo o gnostico. Gli dei tradizionali sonopersonificazioni delle idee tradotte nel linguaggio e nell’esperienza umana.
Il terzo punto si basa sull’ideale raggiungimento dell’armonia del pantheon. Proprio perché le divinità greche hanno unlato positivo e uno negativo, occorre stabilire un equilibrio tra queste due polarità e soprattutto tra i vari dei e le variedee. L’armonia è il cardine del pensiero greco pagano. Per esserci armonia tra gli dei deve esserci la presenza tanto dellato dionisiaco che di quello apollineo, volendo fare un paragone con le due anime della tragedia. L’equilibrio giusto habisogno sia del positivo che del negativo. Si può dunque concludere che per il mondo greco il vero male è il caos,l’eccesso, il disordine, contro cui le stesse divinità lottano. In alcuni miti c’è il caos primordiale, ma poi viene l’ordine, laregolarità della natura. Che nel suo incessante scorrere non è certo clemente con gli uomini. I greci vedevano ildivenire, la rottura del ciclo, come qualcosa di sbagliato.
Dunque per i greci tutto ciò che va contro la natura, stravolgendone i ritmi, è da considerarsi come male. Ovviamente lacosa è semplificata, perchè ci sono tanti pareri diversi nella cultura e filosofia greca sulla natura, sul divenire esull’origine delle divinità. Io sto cercando le tesi funzionali al mio discorso.
Questo che ho detto vale per i greci e, in larga parte, anche per i romani. Questi ultimi avevano il numen, simile aldaimon, che permetteva ai maghi di compiere le magie. Tuttavia i romani, dal mio punto di vista, apparivano molto piùpratici dei greci e meno propensi a riconoscere la sacralità della natura. La religione aveva una funzione sociale econteneva l’etica seguita dai cittadini, era vincolata al mos maiorum. Lo dimostra la violenza dimostrata nello scontrocon la civiltà druidica, per nulla pragmatica e amante della natura.
Per gli altri popoli pagani la magia era sempre connessa in larga parte alla religione, anche se a volte si mescolava conla superstizione. In alcuni casi, per esempio nelle religioni tribali e sciamaniche, tutto era magico e abitato dagli spiriti.La cultura greca definiva questa credenza con la frase tutta la natura è piena di dei. Questi spiriti possono esserebenigni o maligni e causa sia di benefici che di sciagure. In quest’ultimo caso entra in scena la superstizione, con i variriti di esorcismo per guarire i malati e propiziare oggetti o persone agli spiriti (non che questo tratto sia solosuperstizioso, intendiamoci). Nelle popolazioni orientali mi pare vi fosse una concezione di bene e male più dualistica.C’era il politeismo ma vi erano divinità solo buone e divinità solo cattive. Per gli Egizi c’era la coppia Osiride-Seth, per ibabilonesi esistevano oltre alle divinità principali divisi in triadi un gran numero di entità negative, per lo zoroastrismoAhura Mazda era contrapposto a Ahriman, per l’ebraismo a Dio e gli angeli si opponevano il diavolo e i demoni, per lepopolazioni pre-islamiche e pre-induiste c’erano geni buoni e cattivi e deva e asura. Gli esempi continuano e del restoanche tra certi popoli indoeuropei ad un politeismo di stampo greco si accompagna un certo dualismo. I celti avevanogli dei principali e poi fate buone e cattive, le popolazioni norrene credevano nel dio del caos Loki.
Non c’è argomento più rischioso in ambito esoterico della distinzione tra teurgia e goezia. Le due parole, che indicanoprocedimenti tra loro antitetici, vengono spesso confuse e imbottite di definizioni superficiali e non vere. Cercherò difare un po’ di chiarezza, anche se nell’ottica dell’occultismo moderno la teurgia può diventare goezia e addirittura lagoezia può essere considerata una teurgia di tipo “psicologico” (in quanto esplora le parti oscure della personalitàumana divinizzandola).
La teurgia e la goezia sono tradizionalmente indicate come costituenti della magia cerimoniale, denominata anche altamagia. Questa classificazione si rifà alla magia salomonica, contenuta nella Clavicola di Salomone, un testo del quale mioccuperò in dettaglio nei prossimi articoli. Questo libro di magia molto usato nel Medioevo contiene numerosi riti dievocazioni con le quali costringere i demoni e gli angeli ad obbedire alla volontà del mago. In base a questi contenutil’occultismo moderno ha tratto la conclusione che teurgia e goezia sono la stessa cosa, ovvero evocazioni di entitàbuone (teurgia) e cattive (goezia) sfruttate per ottenere benefici di ogni genere. Questa orribile concezione della magiasi deve alla contaminazione della magia naturale da parte delle correnti gnostiche “pessimiste”, ovvero quelle predicantiil dualismo estremo materia-spirito e convinte di poter dominare le potenze demoniache servendosi dei nomi di Dio edegli angeli. Per fare questo tali dottrine hanno manipolato e pervertito a proprio piacimento la cabala e la tradizionemagica pagana, infrangendo tutte le regole che impediscono alla magia naturale di degenerare in magia caotica cosìdetta “nera”. Basta accennare al fatto che la cabala pratica solo la magia naturale e vieta espressamente di servirsidelle forze del male e dei famosi nomi blasfemi, così come condanna chi pretende di costringere gli angeli amanifestarsi usando i loro nomi. Il rifiuto di simili pratiche coercitive è presente anche nella magia teurgicaneoplatonica, ampiamente praticata nel mondo tardo pagano e fraintesa in quello cristiano, la quale si presenta comerito sacro e azione sacra rispettosa degli dei e dei loro influssi sul mondo.
Per la cabala e per la filosofia esoterica pagana la teurgia è sempre lecita e, pur essendo considerata l’operazione sacraper eccellenza, ricade perfettamente nell’ambito della magia naturale. La goezia, invece, è tutto ciò che la Clavicola diSalomone e i circoli occultisti moderni esprimono. Qui sorge la domanda focale: perchè, se sono così diverse, teurgia egoezia sono state confuse l’una con l’altra? Semplicemente perchè la teurgia non è mai stata compresa fino infondo,specie dal cristianesimo.
Teurgia viene dal greco teurghìa, termine dal significato doppio e ambiguo. La prima definizione è operare il divino, laseconda fare il divino. Il teurgo, stando a queste definizioni, è quindi una persona che opera l’arte propria degli dei eche fa gli dei, nel senso di fabbricarli. Presentata così la cosa appare proprio come una mera manipolazione del divino,ma acquista tutto un’altro senso se si spiega bene la concezione neoplatonica del mondo e dell’universo divino.
LA MAGIA E L’ISLAM
Nella tradizione Islamica, vi è il mondo materiale e quello sovrannaturale. Con quest’ultimo ci si può venire a contattoattraverso il misticismo( riconducibile al sufismo ) o in modo negativo, con la magìa.
Esistono poi una serie di norme per proteggersi dai jinn, che va dalla recitazione di versetti a pratiche legate aparticolari comportamenti da tenere di cui non facciamo menzione in questa sede.
Un esempio : è in uso, specie tra la gente semplice ( ma non solo ), recitare alcue Sure per difendersi dai Jinnmalvagi*, in genere si fa ricorso o, a parte della 72^ Sura ( I Jinn ), o alle Sure 113^ e 114^ per intero ( le Suredenominate “ Le preservanti “ )
Sura 113 Al Falaq ( L’Alba Nascente )
Nel nome di Dio, Clemente e Misericordioso
Dì : ” Mi rifugio nel Signore dell’alba nascente,
contro il male di colui che Egli ha creato,
e contro il male dell’oscurità che si estende
e contro il male delle soffianti sui nodi,
e contro il male dell’invidioso quando invidia “
Sura 114^ An – Nas ( Gli Uomini )
Nel nome di Dio Clemente e Misericordioso
Dì : ” Dì : Mi rifugio nel Signore degli uomini,
Re degli uomini,
Dio degli uomini,
contro il male del sussurratore furtivo,
che soffia il male nel cuore degli uomini
che venga dai jinn o dagli uomini “.
Queste due Sure quindi, sono atte ad allontanare i malefici….possiamo dire, molto sinteticamente che la 113^ si rivolgeai malefici perpetrati contro il corpo, mentre la 114^ allude a quei malefici contro l’animo. Tutto ciò quindi, non deveessere scambiato come una incitazione all’usare la magìa.
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Il neoplatonismo del tardo paganesimo accoglie in sè il principio della gnosi, comune a molti culti e correnti di matriceermetica (anche alla cabala), nonchè il sapere magico egizio e i riti misterici sviluppatisi a partire dal secondo secolod.C. Un misto di platonismo, gnosticismo “positivo”, religione caldaica e orfica, ermetismo egizio-giudaico epitagorismo. Insomma, un sincretismo di dottrine accomunate da una visione esoterica del cosmo, dove ogni partedell’universo è viva e in relazione con i vari strati della realtà. Tralasciando le varie diversità tra Plotino, Proclo, Porfirio eGiamblico, si può sintetizzare la visione dell’universo nel neoplatonismo in questo semplice schema:
- Uno: principio eterno e immutabile di tutte le cose
- Mondo delle Idee: sede delle Idee, forme emanate dall’Uno associate alle forze naturali e planetarie. Personificazionidegli dei tradizionali
- Mondo sensibile: sede dei corpi materiali.
In questa visione del mondo, secondo il principio ermetico della corrispondenza reciproca tra alto e basso, la teurgia èl’arte sacra per eccellenza poichè permette all’uomo di congiungere i mondi più alti al suo, il quale è influenzatonaturalmente dalle Idee ma ha bisogno della mediazione dell’uomo per poter rendere manifesti gli influssi degli dei. Ciòavviene perchè l’anima umana è un microcosmo che possiede le qualità delle Idee e proviene direttamente dall’Uno, alquale tende a ritornare. I filosofi neoplatonici, grazie al culto di statue raffiguranti gli dei e riti con erbe e pietre atti apurificare l’animo umano ed invocare la presenza divina, si elevano verso l’Uno in un’unione mistica e contemplativa.Recuperano la loro parte spirituale più profonda e nello stesso tempo accolgono gli influssi divini per poterli poiapplicare alla realtà materiale. Tutto questo secondo processi considerati “naturali”, pur appartenendo ad un contestospirituale, in quanto gli strumenti utilizzati per la connessione con i mondi superiori provengono dalla natura e sonoanimati dalle Idee. Quindi il teurgo neoplatonico è un mistico-sacerdote, in quanto si eleva verso le divinità, ma ancheun fabbricante di dei, perchè riproduce il processo creativo delle Idee nella realtà sensibile. La teurgia in questo casonon può essere manipolazione degli spiriti secondo il proprio capriccio, in quanto ogni connessione è regolata da leggi disimpatia stabilite dall’Uno. Se la telestikè descritta nel Corpus Hermeticum lascia un’ombra di ambiguità sulla teurgiaegiziana, in quanto gli spiriti più che attratti sono intrappolati nelle statue, lo stesso non si può dire della teurgianeoplatonica. Lo stesso Porfirio nella sua Lettera ad Anebo critica chi ha la presunzione di piegare gli dei al propriovolere, ribadendo che è la legge della simpatia a smuovere gli influssi delle Idee sul mondo sensibile. Lo stesso Giamblico, che in I Misteri d’Egitto difende la pratica teurgica, ribadisce il concetto di collaborazione con gli dei e mai didominazione. Chi usa la magia per fare violenza sugli dei o sulla natura è un praticante della goezia. Apuleio nella suaApologia esprime bene la differenza che corre tra teurgia e goezia e come la seconda sia disprezzata in ambienteneoplatonico.
Nonostante ciò nell’Alto Medioevo i Padri della Chiesa condannano la teurgia assimilandola alla goezia. Sant’Agostinovede nella teurgia e nella goezia solo delle pratiche di magia demoniaca e Lattanzio associa i demoni della culturaellenistica ai demoni cristiani. Così la teurgia muore e al suo posto prolifica la goezia, assumendone le vesti conl’inganno. I libri presentati come frutto di filosofia pagana e cabalistica sono in realtà un miscuglio ingannevole di goeziatravestita da teurgia, gnosticismo e demonologia. L’errore commesso dai Padri della Chiesa è gravissimo. Pensando dieliminare le erbacce, hanno invece eliminato i fiori e permesso alle prime di prolificare e intossicare la magia naturale.L’atteggiamento dei dotti cristiani nei confronti delle religioni pagane tradizionali di rado è stato giusto. Diciamo pureche, se la filosofia pagana è stato un ottimo terreno sul quale impiantare la base ideologica del cristianesimo, lareligione pagana non ha avuto la stessa fortuna. Gli dei sono visti dai Padri della Chiesa, escludendo la benevola teoriadell’evemerismo, come demoni e ogni culto ad essi connesso come idolatria demoniaca. La cantonata presa daSant’Agostino e Lattanzio riguardo i demoni greci è enorme, ma giustificabile dal clima culturale e dagli schemi mentalidell’epoca. Ciò che non si conosce bene fa paura e i mezzi conoscitivi medievali non sono certo quelli di ora, chepermettono un dialogo religioso di ampio respiro. Si aggiunga il metodo di interpretazione letterale della Bibbia, laconvinzione della Chiesa come unica via di salvezza (esclusivismo), e l’uso della teoria dei semina verbi per favorire uninclusivismo rigido che si basa sulla superiorità del cristianesimo rispetto alle altre religioni. Tali fattori spingono i dotticristiani ad identificare il daimon greco con il demone angelo caduto, errore che ho già chiarito nel mio post sullademonologia. Nel neoplatonismo il daimon è una sorta di spirito guida interno all’uomo che fa da tramite fra il mondomateriale e quello delle Idee. Si può definire come un veicolo che permette l’interazione tra l’uomo e gli dei. Riguardoalla natura di tali dei, nel neoplatonismo essi sono personificazioni di energie cosmiche emanate dall’Uno e portatrici diun equilibrio armonico. Sono manifestazioni dell’Uno, il Sommo Bene, ragion per cui le loro influenze operano per ilbene della realtà.
La teurgia non è sconosciuta nemmeno agli ebrei, infatti si ritrova nella cabala. La cabala è strettamente collegata alneoplatonismo per via della gnosi e degli influssi ermetici ed egiziani, infatti anch’essa pratica la teurgia per purificarel’anima ed elevarsi verso Dio. Questa purificazione avviene prima di tutto nel mondo fisico, ragion per cui il teurgocabalista riproduce le forze contenute nelle Sephiroth per poter ripristinare l’ordine armonico presente al tempo dellaCreazione. Ogni lettera e numero nasconde un significato particolare che può aiutare l’uomo a migliorarsi e inoltre svelai nessi tra le Sephiroth e il mondo materiale. Esistono invocazioni agli angeli, infatti ogni Sephiroth è collegata ad unangelo particolare, però si ammonisce dal chiamarli in aiuto per motivi futili e scopi che vanno contro la volontà di Dio.Qualsiasi operazione magica contro natura è condannata, sebbene la cabala sia stata più volte ritoccata dall’occultismoantico e moderno al fine di giustificare pratiche di magia illecita.
La teurgia torna in auge nel rinascimento, ad opera di Marsilio Ficino e Pico Della Mirandola. Il primo si occupa dellateurgia neoplatonica, il secondo di quella cabalistica. Grazie agli sforzi di questi due umanisti la teurgia torna ad essereciò che è stata presso di teurghi greci, ovvero la forma di magia più alta e sacra. Marsilio Ficino riesce a riabilitare lateurgia agli occhi del cristianesimo, pur rischiando la condanna. Il suo pensiero è una meravigliosa sintesi dineoplatonismo, dottrine ermetiche e cristianesimo. Recuperando la nozione di anima del mondo, che nel neoplatonismoè appunto l’insieme delle Idee che plasmano la natura, egli dice che l’uomo dentro di sè ha uno spirito che è la copulamundi, ovvero la riproduzione del macrocosmo. Il daimon che tanto ha fatto disgustare i dotti cristiani medievali tornaad assumere il suo significato di spirito del microcosmo che svolge la funzione di unificazione suprema tra ciò che sta inalto, il mondo spirituale, e ciò che sta in basso, il mondo materiale. Questo processo creativo è sempre naturale ebuono perchè l’uomo è creato a immagine e somiglianza di Dio e lo spirito divino è in tutte le cose, sebbene Dio non siidentifichi con nessun corpo materiale. Gli dei neoplatonici sono allora le diverse facce dell’anima del mondo e le loroinfluenze possono essere usate dall’uomo mediante l’ausilio di strumenti naturali ma anche artificiali, come il canto, lamusica e le immagini. Particolarmente significativo è il valore che Ficino dà al canto e alla musica, riallacciandosi allatradizione orfica. Il canto è come l’inno sacro orfico, un incantesimo che lega l’uomo al mondo spirituale e divino eviceversa chiama gli influssi divini verso la materia. Inoltre il potere dell’immaginazione è fondamentale nell’operazioneteurgica e magica. L’uomo evoca sentimenti ed emozioni con l’immaginazione e li proietta nel mondo spirituale,attivando così le connessioni tra microcosmo e macrocosmo. L’uomo-mago ficiniano è un artista che anima le cosecombinando le varie qualità spirituali insite nella materia, ma non è un burattinaio o subdolo manipolatore. Il suo poterecreativo è un dono di Dio e si basa sulle simpatie cosmiche che Egli stesso ha creato.
Pico della Mirandola fa un lavoro analogo sulla cabala, creando una cabala cristiana che ha influenzato tutta la filosofiaesoterica occidentale. Per lui la cabala è la forma di teurgia più raffinata al mondo, perchè si basa sulle lettere e inumeri tramite i quali Dio ha creato il mondo. Pico vede l’uomo come prigioniero del mondo materiale ma, grazie alprocesso creativo divino basato sulle emanazioni, ritiene che egli possa ritornare allo stato di Adam Qadmon, l’uomocosmico in unione perfetta con Dio e il creato. Per fare questo però è necessario che egli si serva come “scala”dellestesse connessioni che regolano i rapporti tra le Sephiroth e gli elementi naturali. Per questo la magia naturale, perPico, non funziona senza la cabala. Infatti la sua magia, detta cabalistica, si fonda tutta sui sistemi simbolici presentinella cabala, quindi sulla permutazione di numeri e lettere e sulla loro interpretazione. Una teurgia, la sua, tuttaermetica, perchè operante con strumenti immateriali che stimolano la trasformazione dell’animo da dentro, agendodirettamente sullo spirito-daimon ficiniano e neoplatonico. Se Ficino incarna la figura del mago artista, Pico rappresentaquella del mago mistico, che agisce nel silenzio e nella meditazione.
Purtroppo le tesi di Pico sono giudicate eretiche. Troppo ardite le sue conclusioni per una cultura ancora non del tuttopronta ad accogliere la cabala. Ficino si salva dalla condanna per il legame storico tra neoplatonismo e cristianesimo eanche grazie alle protezioni di cui gode, mentre Pico non ha tale fortuna. La stregoneria volgare continua a prolificareassieme alla superstizione e iniziano le persecuzioni contro le streghe.
Il tentativo di far rinascere la filosofia esoterica e la magia naturale è ripreso da Telesio, Bruno e Campanella, ma conben altri risultati. Specie Bruno dà il colpo di grazia alla magia naturale, scristianizzandola completamente. La teurgiatorna ad essere confusa con la goezia e l’uomo-mago diventa l’eroe in preda al furore, colui che si lascia travolgere eannientare dalla natura. In lo Spaccio della Bestia Trionfante Bruno osanna le divinità pagane, in particolare quelleegiziane, nel loro aspetto tremendo e incontrollabile. Non è più dunque l’armonia che il mago deve seguire, ma il caos.Questa forse è un’analisi soggettiva, ma credo che Bruno sia troppo spesso idealizzato per via della sua tragica sorte.Fatto sta che è proprio da lui che l’occultismo moderno prende le principali teorie. Con l’avvento della scienza modernae poi dell’illuminismo la magia dotta, naturale e basata sulla filosofia esoterica viene messa nell’ombra. Il suo aspetto spirituale, psicologico e metafisico viene schiacciato dal materialismo prima, dal rigido meccanicismo dopo e infine dallanascita dell’occultismo moderno. La goezia prende il sopravvento sulla teurgia e produce autentici mostri, tra i qualiAleister Crowley, nonchè le varie sette esoteriche.
La teurgia però esiste ancora, perchè la magia naturale non è mai morta. La wicca, i neopagani e gli esoteristi che comeme non si vanno a impelagare nei circoli occultisti la praticano nel rispetto assoluto dell’armonia del cosmo. Per quantoriguarda la teurgia angelica, quindi di tradizione cabalistica, l’unico trattato valido sull’argomento è l’Almadel, poichè èprivo di blasfemità ed evocazioni coercitive. Costituisce l’unica garanzia a chi vuole praticare teurgia cabalastica. Laprova inconfutabile è che, pur costituendo un’appendice alla Clavicola di Salomone, ne è sempre stato tagliato fuori enon è mai stato messo all’Indice o condannato dalla Chiesa. Proviene direttamente dalla tradizione cabalistica e puòdavvero aiutare a crescere spiritualmente. Gli altri testi in circolazione sono tutti pericolosissimi e ingannano perchèspesso dietro i nomi degli angeli ci sono quelli dei demoni e degli arconti gnostici. Comunque l’unico metodo davverosicuro per praticare teurgia in tutta sicurezza, se si è cristiani o seguaci della tradizione esoterica occidentale, è studiareper bene l’origine dei testi e la loro evoluzione.
*Nota : cenni di demonologia islamica
I jinn, dunque, vivono in un mondo parallelo, un’altra dimensione, simile a quella degli esseri umani,
come si evince dalla Sura intitolata appunto I Jinn, nella quale viene spiegato come esista per loro, la possibilità diconvertirsi o di restare ” legna per la Ghenna “.
Andando poi al caso del contingente scomparso, vi riporto dei versetti del Santo Corano, attraverso i quali, potretecapire a cosa l’ho associati.
Il profeta Salomone aveva alle sue dipendenze dei Jinn e :
«Un ‘Ifrit tra i Jinn disse: “Te lo porterò [il trono della regina di Saba]
prima ancora che tu ti sia alzato dal tuo posto, ne sono ben capace e son degno
di fiducia”» (XXVII:39).
Da notare che tra Gerusalemme, capitale del regno di Salomone , e Marib, nello Yemen, ci sono circa 2000 chilometri …avete pensato a quanto ci vorrebbe con un aereo, ad andare e venire ?
Hanno forti capacità tecnologiche e intellettive oltre che la velocità, però non hanno la conoscenza dell’ignoto.
A tale proposito, continuerò con le Sure che parlano di Salomone. I Jinn che lavoravano con il re Salomone costruivanocose, e realizzavano oggetti che non erano alla portata dell’uomo:
«Lavoravano i Jinn sotto di lui [Salomone]
col permesso del suo Signore.
Se uno qualunque di loro si fosse allontanato
dal Nostro ordine gli avremmo fatto provare
il castigo del Sa’ir [l’Inferno].
Costruivano per lui quel che voleva: templi e statue, vassoi grandi
come abbeveratoi e caldaie ben stabili» (XXXIV:12-13).
Per quanto concerne l’ignoranza sull’ignoto, troviamo nel Corano che quando Salomone morì in piedi sostenuto dal suoscettro e sembrava ancora vivo tanto che i Jinn che lavoravano per lui non si accorsero di nulla:
«Quando poi
decidemmo che morisse, fu solo un
essere della terra [una tèrmite] che li
avvertì della sua morte, rosicchiando il suo scettro.
Poi, quando cadde, ebbero
la prova i Jinn che se avessero conosciuto
l’invisibile non sarebbero rimasti
nel castigo avvilente»
Altra incapacità, è quella di non avere alcun potere sui buoni credenti.
I Jinn possono ascoltare i comandi nel cielo e trasmetterli agli uomini:
I Jinn hanno la facoltà di ascoltare furtivamente i comandi che Allah da agli angeli per trasmetterli agli uomini, anche sequesta operazione è molto ostacolata, come ci dice il Sublime Corano:
«Invero [dicono i Jinn] abbiamo
sfiorato il cielo ma lo abbiamo trovato munito di temibili guardiani [gli
angeli] e di bolidi fiammeggianti. Ci sedevamo [un tempo] in sedi appropriate,
per ascoltare. Ma ora chi vuole origliare trova un bolide fiammeggiante in
agguato» (LXXII:8-9).
Così gli uomini vengono a conoscenza tramite i Jinn degli ordini di Allah, cioè vengono a conoscenza di alcune cose cheavverranno nel futuro, in verità questi uomini «
Tendono l’orecchio [ai Jinn], ma la maggior parte sono bugiardi»(XXVI:223).
La demonologia nell’islam, è molto diversa da quella comunemente in uso, così come lo è lo stato degli angeli ( cosache vedremo in seguito ). I jinn ad esempio possono convertirsi, ed ad essi sono aperte pertanto, sia la portadell’inferno che quella del paradiso…
«Di’: “Mi è stato rivelato che un gruppo di Jinn ascoltarono e dissero: ‘Invero
abbiamo ascoltato una lettura meravigliosa, che conduce sulla Retta via; abbiamo
creduto in essa e non assoceremo alcuno al nostro Signore”» (LXXII:1-2).
E’ chiaro che queste ultime due dimore sono stati spirituali e non già luoghi materiali di tormento o di godimento…Poichè come gli uomini, così anche gli angeli e i jinn moriranno, poiché è scritto :
” Tutto perisce, tranne il Volto del Tuo Signore ” ( XXVII : 88 )
Ma torniamo ora i jinn.
Il loro aspetto
Noi conosciamo del loro aspetto solo ciò che Dio ha voluto che conoscessimo. Sappiamo che hanno un cuore, degli occhie delle orecchie, perché un versetto dice:
«In verità creammo molti dei Jinn e molti degli uomini per la jahannam
[l’Inferno]: hanno cuori che non comprendono, occhi che non vedono e orecchie
che non sentono, sono come il bestiame, anzi ancor peggio, questi sono i
deviati» (VII:179);
questo paragone, però, del Corano con gli uomini non significa affatto che la fisionomia dei Jinn debba essere simile aquella dell’uomo. Sappiamo poi che hanno una voce: «Seduci [tu, o Shaytan] con la tua voce quelli che potrai» (XVII:64).
I Jinn vengono chiamati in modi diversi, sia nel Sublime Corano che nella letteratura musulmana, analizziamoli perincominciare a capire anche i diversi tipi di Jinn che esistono:
1) il Jinn senza nessuna particolarità si può chiamare Jinni;
2) quello che abita insieme agli uomini si chiama ‘amir (plur.’imar);
3) quello che vedono i bambini si chiama rauahin (plur. arwah;letteralmente spirito);
4) quello cattivo si chiama Shaytan (plur. shayatin);
5)quello ancora più cattivo si chiama marid;
6) quello più potente e cattivo ‘ifrit (plur.’ifarit). Inoltre il Messaggero di Dio ha detto: «I Jinn sono di
tre tipi: un tipo vola nell’aria, un tipo è negli animali ( di solito nei serpenti, nei cani, negli asini nei cammelli ) un tipo sistabilisce in un posto o si trasferisce in un altro» (al-Tabarani, al-Hakim e al-Bayhaqi).
I Jinn abitano questa nostra stessa terra, prediligono le rovine, case abbandonate, gli spazi aperti come il deserto, iluoghi sporchi (bagni, letamai, fogne) e i cimiteri. Inoltre prediligono i luoghi dove è più facile diffondere l’ingiustizia (adesempio mercati e discoteche). Inoltre abitano quelle case dove si dimentica la tasmiya – si dimentica di dire, cioé,bismillah -, il dhikr, e la lettura del Corano, in particolare la sura della Vacca (II) e il versetto del Trono (II:255).Sappiamo anche che gli shayatin amano sedere tra l’ombra e il sole, e per questo che l’Inviato ha ordinato di nonsedere tra l’ombra e il sole.
Ogni uomo ha il suo Shaytan:
Ogni uomo ha un qarin, ovvero uno Shaytan sempre al proprio fianco; ‘A’isha chiese al Messaggero : «Con me c’è unoShaytan?»; rispose: «Si», e lei: «E con te, o Messaggero di Dio?»; rispose: «Si, ma il mio Signore mi ha aiutato tantoche è divenuto musulmano» (Muslim 2815). E in un hadith trasmesso da Ibn Mas’ud, il Profeta ha detto: «Non c’ènessuno di voi che non sia accompagnato da un compagno dei Jinn, e un compagno tra gli angeli». E chiesero: «Anchetu? O Inviato di Dio»; rispose: «Anch’io, solo che Allah mi ha aiutato tanto che è diventato musulmano, e non mi ordinaaltro che bene» (Muslim 2814).
E’ pur vero che queste figure, preesistevano all’islam e ne sono rimasti ad esso pur sempre collegati. Erano una sorta disatiri e ninfe, ai quali i pagani del tempo si rivolgevano chiedendo spesso il loro aiuto.
Esiste dunque la magìa ?
Su questo argomento non c’è accordo completo tra i sapienti musulmani, ma prevalgono due tesi: la prima sostiene chetutti i fenomeni della magia sono spiegabili scientificamente; l’altra sostiene che esista una magia che sia statainsegnata dai Jinn agli uomini, così come leggiamo nel versetto:
«Non era stato Salomone il miscredente, ma gli shayatin: insegnarono ai popoli
la magia e ciò che era stato rivelato ai due angeli Harut e Marut a Babele. Essi
però non insegnarono nulla senza prima avvertire: “Badate che noi non siam altro
che una tentazione, non siate miscredenti E la gente imparò da loro come
separare l’uomo dalla sua sposa e non potevano nuocere a nessuno
senza il permesso di Allah. Imparavano dunque ciò che era loro dannoso
e di nessun vantaggio. E ben sapevano che chi avesse acquistato quell’arte,
non avrebbe avuto parte nell’Altra vita. Com’era detestabile quello in
cambio del quale barattavano la loro anima; Se l’avessero saputo!» (II:102).
Per certo resta ciò che continua nella consuetudine e cioè il ricorso a quei due tipi di invocazione di cui abbiamo fattoprima cenno e presenti in tutte le grandi religioni