Mondo Intermedio

MONDO INTERMEDIO

Fra il mondo fisico e il mondo spirituale si estenderebbe, secondo Suhrawardi, una vasta terra, dove lo spirito prende forma e la materia si fa sottile. In aggiunta a quanto Platone descrive in “Iperuranio”, avremmo in pratica tre mondi ( anziché due ): quello fisico, detto anche mondo sensibile o della materia, il mondo intermedio o dell´anima e il mondo spirituale o dell´essenza, cioè quello delle Intelligenze o Mondo intelligibile. Il Mondo Intermedio è quindi al di sopra del mondo sensibile e al di sotto di quello intelligibile; è più immateriale del primo e meno immateriale del secondo. Tutto questo presuppone una gradazione dell´essere con molti più livelli di quelli previsti dalla nostra cultura, che, nel migliore dei casi, prevede solo il livello fisico e quello spirituale. Si può senza dubbio affermare che la maggior parte delle sue opere sono incentrate sulla descrizione simbolica di questa dimensione sottile, sotto molti aspetti simile a quella del “Barzak”*, ma con molti più distinguo in ordine a tutte quelle gradazioni di livelli intrinseche dell´essere, come sopra accennato. Tutto ciò, come spesso ho già commentato, è di diretta derivazione Mazdeo-Iranica, avendo basato Suhrawardi, molte sue teorie in base ai fondamentali concetti Zoroastriani. A tale dimensione, alcuni sufi riescono ad accedere attraverso il Dhikr. Quello che i neoplatonici avevano chiamato Uno diventa in Suhrawardi, la Luce della luce, proprio come il Corano ( XXIV , 35 ) chiama Dio : essa é una e genera la prima luce, anch’ essa una . Rispetto alla Luce della luce essa é mancanza e, consapevole di ciò, genera pertanto la prima penombra, che Suhrawardi chiama istmo, ma in quanto guarda alla Luce della luce essa genera anche la seconda luce e così via . La luce é pertanto l’ elemento più importante anche per gli esseri del mondo sublunare , in particolare per l’ uomo che é il più perfetto in tale ambito. Essa entra infatti nella composizione di tutti gli esseri , in misura variabile a seconda del posto occupato nella gerarchia dell’ universo : tutti gradi della realtà si configurano , dunque , come gradi diversi di luce e tenebra . La luce propria dell’ uomo é l’ anima . Nella ” Storia dell’ esilio occidentale ” , Suhrawardi racconta in forma simbolica il viaggio che conduce l’ anima umana a Dio . L’ Oriente é il mondo della pura luce in opposizione all’ Occidente , dove tutto é mescolato di oscurità e materia ; il viaggio si configura dunque come un’ ascesa verso la Luce della luce , un ritorno all’ origine e una seconda nascita. Questa dottrina illuminativa, continuata nei secoli successivi da altri autori , é ancor oggi fortemente presente nell’ Iran sciita .


Nota *
Per meglio comprendere il significato della parola “ Barzakh “, sarà opportuno porre l’attenzione
su come l’Islàm intenda il termine « Cuore », quindi, si riferisce ad un centro particolare e distinto dagli
altri, normalmente non si tratta né del più alto né del più basso, ma del centro dell’anima. Nel
macrocosmo, il Giardino dell’Eden è sia il centro che la vetta ( spesso rappresentato in cima ad una
montagna ) dello stato terreno. Analogamente il Cuore, che nel microcosmo corrisponde all’Eden, è nel
contempo il centro e la sommità dell’individualità umana. Più esattamente, il Cuore corrisponde al centro del Giardino, il punto dove cresce l’Albero della Vita e dove sgorga la Fonte della Vita. Il Cuore, infatti, non è altro che questa Fonte, e l’identità è implicita nella parola araba ‘ayn, che ha sia il significato di « occhio » che quello di « fonte ». La particolarità di questo penultimo gradino della gerarchia dei centri sta nel fatto che esso segna la soglia dell’al di là, il punto ove finisce il naturale e incomincia il sovrannaturale o il trascendente. Il Cuore è l’istmo (barzakh) così spesso menzionato dal Corano (es: XXV, 53) in quanto separa i due mari che rappresentano il Cielo e la terra: il gradevole mare di acqua dolce rappresenta il regno dello Spirito, mentre il mare salato e amaro è il regno dell’anima e del corpo; e quando Mosè dice: Non desisterò fino a quando non avrò raggiunto la confluenza dei due mari (XVIII, 60 : La Fonte è sostituita dal mare celestiale, le cui acque sono le Acque della Vita ), formula il voto iniziale che ogni mistico deve pronunciare, implicitamente o esplicitamente, per pervenire al Centro perduto, il solo che dia accesso alla conoscenza trascendente. Una delle chiavi coraniche per la comprensione dei significati nascosti è il versetto: Mostreremo loro i Nostri segni sugli orizzonti ed in loro stessi (XLI, 53). Ciò attira la nostra attenzione sulla corrispondenza tra i fenomeni esteriori e le
facoltà interiori, e, nel considerare ciò che significa il Cuore, è particolarmente istruttivo osservare quale, tra i « segni sugli orizzonti », è il suo simbolo. Abbiamo già visto che, come centro di tutto il nostro essere, il Cuore è il sole interiore. Ma lo è solo in virtù della sua « congiunzione » con lo Spirito; nel proprio ambito, quale centro dell’anima e soglia del Cielo, corrisponde alla luna. In un commento di Abd alRazzaq alKashani del Corano, un sufi del secolo XIV, interpreta la parola « sole » come Spirito; la luce è la gnosi; il giorno è l’aldilà, mondo trascendente della percezione spirituale diretta; e la notte è questo mondo, mondo dell’ignoranza o, nella migliore delle ipotesi, della conoscenza indiretta riflessa simboleggiata dal chiarore lunare. La luna trasmette indirettamente la luce del sole alle tenebre della notte; e, similmente, il Cuore trasmette la luce dello Spirito all’oscurità dell’anima. Ma il chiarore lunare è indiretto; la luna, quando la vediamo splendere nel cielo notturno, guarda direttamente il sole, poiché essa nella non è nella notte ma nel giorno. Il simbolismo indica la trascendenza del Cuore, e spiega il significato dell’affermazione che il Cuore è la facoltà della visione spirituale ( o intellettiva ) diretta.

[ L’articolo riportato è tratto dal testo ” Primo approccio al Sacro Libro dell’Islàm ” di Rassàm alUrdun Youcanprint Ed. – incluso il corsivo che è tratto a sua volta dal testo “ Nei Giardini del Signore “di Rassàm alUrdun – Youcanprint Ed – ]

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Nel Fedro, Platone narra come le anime, prima di incarnarsi e prima ancora della nascita dei corpi, cerchino con tutte le loro forze spirituali di contemplare, cioè di “vedere” in senso metafisico, tutto ciò che si trova nella “Pianura della Verità”; e più le anime hanno contemplato, più hanno potuto scrutare il volto della verità, tanto più avranno dignità etica e consistenza d’essere. Ma ecco il bellissimo passo platonico, quanto mai attuale per l’uomo d’oggi spesso prigioniero delle mode, degli anonimi “si dice”, delle opinioni, dei pallidi riflessi della verità: “L’anima che ha visto il maggior numero di esseri è legge che si trapianti in un seme di uomo che dovrà diventare amico del sapere e amico del bello, o amico delle Muse, o desideroso d’amore. Quella che viene seconda, è legge che si trapianti in un re che rispetti la legge o in uomo abile in guerra e adatto al comando. La terza in un uomo politico o in un economista o in un finanziere. La quarta in un uomo che ama le fatiche, o in uno che pratichi la ginnastica o che si dedichi alla guarigione dei corpi. La quinta è destinata ad avere la vita di un indovino o di un iniziatore ai misteri. Alla sesta converrà la vita di un poeta o di qualcun altro di coloro che si occupano dell’imitazione. Alla settima la vita di un artigiano o di un agricoltore. All’ottava la vita di un sofista o di un corteggiatore di popolo. Alla nona la vita di un tiranno”. Come si vede non sono gli onori, le ricchezze, l’appoggio dei potenti a determinarci come uomini e a condizionare il nostro stare nel mondo, bensì il grado di contemplazione della verità. Detto in altri termini, l’uomo è uomo per la contemplazione della verità!

 

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