Sebastiano Madia,poeta e filosofo italiano del XX secolo.

Sebastiano Madia, ritratto nella foto nel suo studio, è stato un letterato, poeta e filosofo italiano del XXsecolo.

BIOGRAFIA

Sebastiano Madia nacque a Pentone ( Cz ) il 28.04.1910, si laureò a 21 anni in lettere classiche a Roma, discutendo la tesi sulle “Myricae”di Giovanni Pascoli. Iniziò la sua carriera come docente di latino e greco, prima a Vibo Valentia presso il Regio Ginnasio G.Filangieri e successivamente nella città di Catanzaro, presso il Liceo Galluppi. La guerra nel frattempo sopraggiunta e nella quale ricoprì l’incarico di Tenente Colonnello, lo tenne lontano dal proprio ambiente fino al termine del conflitto. Alla fine della guerra, provato da una lunga prigionìa riprese il proprio lavoro, dapprima come Preside presso la scuola media di Serra S.Bruno e, successivamente, di nuovo al Liceo Galluppi sempre come docente di latino e greco . Nel 1955, divenuto titolare di Cattedra si trasferì a Napoli dove insegnò, come Ordinario di Storia, fino al pensionamento, avvenuto nel 1975. Dopo un periodo di “indecisioni sentimentali” ( la figura della donna, nel Madìa, ha un legame tenace con la Sophia gnostica, come si evince in modo chiaro nei suoi versi ), il Madìa contrasse matrimonio nel 1939 con Lucia Sacco dalla quale ebbe sei figli, realizzando da quanto si evince nelle sue varie opere, anche se sapientemente celato, tanto a livello letterario quanto nel quotidiano, il cosiddetto “Matrimonio gnostico” riflesso nel sacramento gnostico della “Camera nuziale” Il matrimonio, in altri termini, considerato come unione spirituale : “Il Signore ha operato tutto in un mistero: battesimo, unzione, eucaristia, redenzione, camera nuziale” (Vangelo di Filippo, 67, 20-30). A tali concetti, il Madìa pervenne attraverso la sua formazione letteraria di quella Roma religiosa dei primi del 900. L’influenza di Ernesto Buonaiuti a quell’epoca fu determinante, così come l’interesse per alcune opere di Julius Evola ( che poi conobbe personalmente a Roma, all’inizio del II conflitto mondiale, dove tornò da militare prima di partire per il fronte ) riguardanti lo gnosticismo ( cfr.” Teoria e fenomenologia dell’individuo assoluto “, testo in auge negli anni 30 ): tutto ciò quando ancora non era stata scoperta tutta la letteratura gnostica originale ( Nag Hammadi – 1945 ), per cui gli studiosi interessati dovevano avvalersi di fonti indirette quali Ippolito, Ireneo, Origene, Clemente Alessandrino ecc…Quindi, la citazione del Vangelo di Filippo è di puro conforto nel richiamare un testo originale. Tornando al matrimonio gnostico, vediamo che si tratta di una rinascita a nuova vita e l’inizio del cammino di ricongiunzione dell’uomo che ha raggiunto e conosciuto l’abisso del mondo passionale in Sé. L’ascesa alle sfere celesti con la riscoperta della scintilla divina è, ora, possibile perché l’uomo è purificato dalle incrostazioni del mondo passionale ed è libero da esse. La fase massima della iniziazione gnostica viene sancita dall’ultimo dei sacramenti: la Camera Nuziale. Nella camera nuziale avviene il ricongiungimento mistico dell’Uomo con il suo angelo da questo congiungimento si genereranno i figli mistici di quella unione, i cosiddetti Figli della Camera Nuziale. Tali principi cui già si fa cenno nelle Pseudo-Clementine, sono contenuti nel Vangelo di Filippo, che rivela una più ampia accettazione del mito ed un più stretto legame con l’ebraismo, ma, soprattutto, una ” variante ” della dottrina squisitamente gnostica del ritorno delle anime perfette allo stato di pura “idea” (concezione platonica) nell’iperuranio, per dare invece notevole sviluppo alla dottrina valentiniana della “camera nuziale”, cioè del pleroma concepito come il “luogo” dei perfetti accoppiamenti delle sigizie emanate da Dio.» Quindi alla dottrina gnostica dell’emanazione pura e semplice si sovrappone quella della generazione e procreazione e si dà particolare rilievo ai sacramenti del battesimo, dell’unzione che appare strettamente legato al primo, dell’eucaristia e del matrimonio. Tali concetti sono maggiormente deducibili segnatamente nelle seguenti opere : il romanzo “Spine”, nella poesia “Un Fiore”, nel testo ” Il Fantasma della donna nella Poesia di Giovenale “. Rimasto vedovo nel 1972, si risposò nel 1975 con Stella Masiello. Fu fondamentalmente un grande poeta, pensatore e filosofo, tutto ciò indipendentemente dalla sua formazione accademica. Scomparso a Napoli il 21.05.1997, molti lo ricordano come persona schiva e malinconica.

TRA LE SUE OPERE EDITE RICORDIAMO:

– La Greppia d’oro – Gastaldi Editore – 1953 – romanzo
-Spine – Gastaldi Editore – 1956 – romanzo
-Alba del sogno – Gastaldi Editore – 1956 – romanzo
-La fonte del cantico delle Creature – Gastaldi Editore – saggio critico
– Il fantasma della donna nella poesia di Giovenale – D’Anna Editore 1957 – saggio critico
– Il Centauro – D’Anna Editore – 1958 – Tragedia ( versione in Greco e Italiano ) Quest’ultima opera, la prima dopo 22 secoli dall’Ellenismo, prima fu redatta in greco classico e poi tradotta in italiano mantenendo il ritmo dei versi greci ( il trimetro giambico ) fu recitata con successo a Lipsia.

Tra le opere inedite :

 – Il mito di Prometeo di Eschilo – saggio critico –
– La favola di Sosia nell'”Amphitruo” di Plauto ( interpretazione e commento estetico )
– Il segreto degli uomini e delle donne nell'”Arte amatoria” di Ovidio ( interpretazione e commento estetico )
– L’antidoto dell’amore nei ” Rimedi d’amore ” di Ovidio ( interpretazione e commento estetico ) il male, la cura, la guarigione ( sintesi dell’opera ovidiana )
– L’Alessandrinismo nei “Fasti” di Ovidio – Ferite di un tempo lontano ( romanzo )

Le poesie benchè nell’ordine di migliaia, risultano tutte inedite e molte andate disperse, fatta eccezione per “Ascensione”, presente nell’anteprima del testo ” Centauro ” – D’Anna editore,1957.
Risale invece al 1997 una breve raccolta di poesie Rassàm alÛrdun che ne ha curato una pubblicazione limitata a 30 opere in una raccolta edita solo di recente da youcanprint edizioni. Il testo contenente le poesie, tutte commentate dal curatore, è pubblicato col titolo ” Le poesie del quaderno”. In tale lavoro viene altresì evidenziato un parallelismo tra la poesia del Madìa e quella del Pascoli, maturata per entrambi da una profonda spiritualità. La formazione artistica e letteraria dell’autore fu caratterizzata principalmente da una concezione della vita da un punto di vista prettamente filosofico.
La ricerca e l’evidenziare un accurato classicismo, invece, faceva parte di quell’accademismo dietro il quale il poeta preferiva apparire ma che in realtà serviva solo a mascherare il messaggio esoterico contenuto in tutte le sue opere, tanto da ricordare i versi danteschi della Divina Commedia ” O voi ch’avete li ‘ntelletti sani, mirate la dottrina che s’asconde sotto ‘l velame de li versi strani” [Inf. IX:63]… A qualcuno potrà apparire un’esagerazione, ma, tanto gli anni che precedettero la guerra, quanto quelli che seguirono, giustificavano pienamente il tenore “prudente” adottato dal Madìa in tutte le sue opere che riflettono la propria formazione filosofica che parte da Platone per poi sfociare in un neoplatonismo di tipo cristiano, percorrendo comunque Plotino, Porfirio, Giamblico, Proclo etc…

L’orientamento filosofico di Sebastiano Madìa, tratto da un profilo presente nel testo ” Le poesie del quaderno ” a cura di Rassàm alUrdun – ed.youcanprint –

POETICA:

La poesia del Madia, è ispirata e permeata da tutti i princìpi insiti negli insegnamenti neoplatonici, pur non avendo mai aderito a nessuna confraternita iniziatica contrariamente al Pascoli, che, come ricorda il Gentile, “Pascoli fu iniziato il 22 settembre 1882 nella Loggia “Rizzoli” all’Or. di Bologna – cfr. Mille volti di Massoni di Giordano Gamberini, Roma 1975, p.181 – , come da verbale redatto da Arturo Dalmazzoni. Benchè i motivi che palesemente ricorrono nella poesia dell’artista siano temi sempre attuali e a tratti autobiografici, tanto da destare nei lettori il dubbio di trovarsi di fronte al tipico sensismo e materialismo di Foscolo ( superato tuttavia, in parte dallo stesso, mediante quella sete di ideali grandiosi, di verità, giustizia, bellezza, libertà, amore, patria, quali solo gli appaiono capaci di dare un significato all’esistenza ), la spiritualità prevale poi di netto sulla ragione, confinando le illusioni (spesso evocate) ad imperscrutabile disegno Divino, che viene così accettato, pur con gli umani dubbi, tanto da evocare i più classici insegnamenti sufi. Come fu per il Pascoli, anche per Sebastiano Madia, uno dei temi più ricorrenti resta quelli del dialogo con i morti ( segnatamente, per entrambi, ricorre la figura del padre, che, nel caso del Madìa, arriva a svolgere un ruolo di psicopompo, simile ad un Virgilio che accompagna Dante nei suoi viaggi ultraterreni ) e della loro assidua presenza. Tanto Pascoli quanto Madia, comunque, non trassero solo ispirazione dalle proprie esperienze personali, ma anche dalle grandi figure storiche e mitiche dell’antica Grecia diventano, trasfigurati, i nuovi protagonisti della loro lirica. Non solo la poetica delle piccole cose, dunque, ma la riflessione sulla morte, il passato, il mistero, la ricerca di un’esistenza felice, attraverso i modelli, sempre attuali, della classicità. Madia, come Pascoli, attribuisce alla poesia la funzione di una conoscenza prerazionale, nella quale il sogno prevale sulla realtà, dando vita ad un mondo intermedio, situato tra quello sensibile e quello intellegibile: è un mondo in cui si trova, allo stato sottile, tutta la ricchezza e varietà del Mondo sensibile, un mondo di forme e immagini sussistenti. Tali concetti derivanti da Ermete e Platone, costituiscono, integrati con Zoroastro, parte della complessa Teosofia illuminativa ( Filosofia della Luce ) che fa capo al filosofo iranico Suhrawardi ( 1155-1191 ), conosciuto come Shaykh al ishraq che fu messo a morte mediante crocifissione da Saladino ad Aleppo, a causa delle sue idee che contrastavano con l’ortodossia islamica.Tornando tuttavia, al concetto di Mondo intermedio, bisogna tener presente che l’organo preposto alla sua percezione è l’immaginazione attiva ( da cui Mundus Imaginalis ) : non è il mondo delle idee platoniche, ma il mondo delle immagini sospese, come accennato nelle pagine precedenti. La grande preoccupazione dei due poeti, è in definitiva quella dello gnostico in senso lato : sapere in quale modo, da “esiliati” su questo mondo, potranno far ritorno nella propria “patria”. Ovviamente, entrambi gli autori, più conoscitori di Ermes e Platone ma meno di Zoroastro ( pur condividendone inconsciamente la metafisica ), restarono nell’alveo della propria teologia dominante, così come fu per Dionigi Areopagita, Giovanni Duns Scoto, Scoto Eriugena, Niccolò Cusano ecc.. Tutto ciò quindi, ha contribuito nel tempo, a rendere di difficile classificazione molte delle opere tanto del Pascoli, quanto del Madia: si pensi ad esempio al “Piccolo Vangelo” di Pascoli ed alle tante poesie del Madia, in cui si evince lo sforzo di trovare punti di contatto tra Fede e religione : Fede intesa come sentimento, perciò come tale, divino, e religione, intesa più genericamente come pratica a cui però si cerca di adattare i propri sentimenti. Molte persone quindi, a torto, ritengono Madia ateo o “freddo” nei confronti della religione ma ciò non corrisponde al vero. Ciò forse, sarà dovuto al fatto che, oltre a quanto sopra detto, mio padre, infondo, non ha mai dimenticato l’insegnamento cristiano-cattolico dei propri genitori, arrivando ad accettarne i anche i dogmi ( vedi ” a Jean Seberg ” ), pur non dimostrandosi mai bigotto ( es: ” Padre dannato ” ). Proprio come Pascoli, anche mio padre nelle sue poesie fa ricorrere animali di vario tipo, quasi sempre domestici e che talvolta svolgono ruolo di primo piano. Stesso discorso riguardo alla Patria, alla quale dedicò cinque anni della propria vita che lo videro coinvolto prima nella guerra, dove ricopri la carica di Tenente Colonnello fino al 43, per poi essere fatto prigioniero a Marsala, prima dell’accordo di Cassibile, e spedito in Libia fino al 45, da dove tornò, vivo per miracolo, ridotto a 38 kg…

Breve cenno sui romanzi del Madìa

Apparentemente autobiografici, in linea di massima essi rappresentano ( fatta eccezione per “LaGreppia d’oro”) , una sorta di Odissee esoteriche nelle quali il protagonista è l’uomo in cerca del suo Sé Superiore, ostacolato tenacemente da elementi inferiori che, per forza di cose si porta dietro, e, nei vari casi narrati, sono gli uomini dell’equipaggio e compagni di viaggio, d’avventure, e da una schiera di mostruosità che s’incontrano lungo la propria strada, che altro non sono che le paure e gli automatismi inconsci.Infine il periglioso quanto farraginoso e difficile ritorno a casa, quasi a simboleggiare un ciclo di nascite e rinascite. L’esempio è probabilmente tratto dal buon Gurdjieff, il quale c’insegna che la prima Legge dell’Universo è quella del tre, secondo la quale ogni situazione è Il risultato di tre forze : positiva, negativa, neutralizzante. Nella prima prova vediamo in Ulisse il principio positivo della forza; nella seconda il principio negativo della pigrizia e dell’abbandono; nella terza Odisseo, viene neutralizzato nella sua personalità …e come abbiamo visto, diventerà ” Nessuno “, spogliandosi delle identificazioni di cui si nutre la mente inferiore. I romanzi del Madia presentano tutte queste caratteristiche, sicchè, l’Ulisse di turno nei suoi romanzi ( che pare essere sempre l’autore ) in realtà non è che la ricerca di quell’ascesi a cui l’essere umano consapevole della propria ricerca, aspira.

SAGGI CRITICI:

Si tratta di componimenti apparentemente accademici ma densi di contenuti metaforici, come già accennato. Particolare rilievo ha assunto il saggio ” La fonte del Cantico delle Creature ” ( presente anche nelle biblioteche universitarie di Toronto e New York ), opera in cui, per la prima volta a rigore di memoria, viene individuata la vera fonte del Cantico la cui paternità era da sempre considerata appartenere a San Francesco. Orbene, il Madìa, dopo aver evidenziato che l’opera non è altro che un rifacimento armonico e sintetico di un brano del cap.III del Libro di Daniele cha va dal 52^ all’82^ versetto ( Bibbia di Teodozione ), benchè riconosca che “nulla si scopre ma tutto si trova” e nonostante la consapevolezza che tale “scoperta” non dia discredito alcuno a San Francesco ( definito da Tommaso da Celano semplice e ignorante ), anzi colloca tale figura nel suo degno ruolo di profondo esperto di teologia e di religione, non può fare a meno di dimostrare la propria “delusione” nel constatare che quanto ritenuto finora come espressione di poetica semplicità, sia invece il rimedio di un grande filosofo e mistico, di parlare, sì, in modo da farsi capire da tutti, ma di aver utilizzato un messaggio dalle molteplici interpretazioni, quali quelli contenuti nelle Scritture. Ecco così, venir fuori la difesa per quel “fanciullino”, che, come diceva Pascoli “È dentro noi un fanciullino che non solo ha brividi […] ma lagrime ancora e tripudi suoi”. Nonostante la brevità del testo, i concetti assumono una dimensione di enorme spessore che partono da una bibliografia di altrettanto rispetto, dai neoplatonici Giordano bruno e Domenico Galletti, vediamo affiancati Francesco Flamini, Giuseppe Lipparini, Natale Busetto, Enrico Nencioni, Frederic Ozanam, Giuseppe Fanciulli, Francesco Flora, Fernando Figurelli, Luigi Russo, tutti letterati riconducibili all’esoterismo Dantesco e Manzoniano.