Il cammino dell'anima nella gnosi
L’iniziato a una dottrina misterica come all’orfismo coltiva la speranza di ottenere la salvezza da ulteriori esperienze umane, inevitabilmente dolorose, e di raggiungere uno stato di perenne beatitudine. L’anelito a uscire dalla ruota delle esistenze per liberarsi vita dopo vita (“ora moristi ora nascesti”, recita un verso) dai fardelli karmici in vista della liberazione differisce di poco dai misteri d’Oriente.
Le lamine orfiche in cui compare la citazione di Mnemosyne vedono per le anime degli iniziati l’inizio della salvezza (cioè la possibilità di sottrarsi al ciclo delle rinascite e delle successive esperienze legate ad una vita nel corpo) in un’esperienza dell’aldilà . Vale a dire che per l’iniziato che si presenti puro nell’aldilà è comunque decisivo, al fine di non condividere la sorte delle altre anime, il fatto che egli si disseti bevendo la fredda acqua che scorre dal lago di Mnemosyne (tutto ciò è naturalmente simbolico).
L’iniziato è invitato a non dissetarsi al fiume Lete – che dĂ l’oblio delle stesse vite precedenti – ma alla fonte di Mnemosine, madre delle Muse, alla quale egli è ammesso dopo aver dichiarato la propria origine celeste
«Andrai alle case ben costrutte di Ade: vi è sulla destra una fonte,
accanto ad essa si erge un bianco cipresso;
lì discendono le anime dei morti per aver refrigerio.
A questa fonte non accostarti neppure;
ma piĂą avanti troverai la fredda acqua che scorre
dal lago di Mnemosyne: vi stanno innanzi i custodi,
ed essi ti chiederanno, in sicuro discernimento,
che mai cerchi attraverso la tenebra dell’Ade caliginoso.
Dì: “Son figlio della Greve [terra] e del Cielo stellato;
di sete son arso e vengo meno: ma datemi presto
da bere la fredda acqua che viene dal lago di Mnemosyne”.
Ed essi sono misericordiosi per volere del sovrano degli Inferi,
e ti daranno da bere (l’acqua) del lago di Mnemosyne;
e tu quando avrai bevuto percorrerai la sacra via su cui anche gli altri
mystai e bacchoi procedono gloriosi.»
( Testo inciso – 16 versi – su laminetta trovata in Magna Grecia, nella necropoli di Hipponion, odierna Vibo Valentia. )
le anime che invece si affollano alla fonte accanto al bianco cipresso sono le anime che desiderano rinascere, che rimpiangono la vita terrena e desiderano rinnovare questa esperienza perché non hanno saputo prepararsi al viaggio nell’aldilà attraverso l’iniziazione ai misteri Orfici e non si sono resi degni dell’acqua vitale di Mnemosyne che sola permette di sottrarsi al ciclo delle rinascite
Analoghi concetti sono presenti in vari testi cristiano-gnostici, segnatamente in Pistis Sophia che di seguito riporto.
“Allorché l’anima esce dal corpo, percorre la via con lo spirito di opposizione; quando essa non trova il mistero dello
scioglimento da tutti i vincoli e dai sigilli, connessi allo spirito di opposizione, di modo che questo cessi di esserle
assegnato, quando dunque non lo trova [questo mistero], lo spirito di opposizione guida l’anima alla vergine luce, la
giudicatrice; la giudicatrice, la vergine luce, esamina quell’anima; trova che ha peccato e non scopre in lei i misteri della luce; allora la consegna ad uno dei suoi ricevitori; questo ricevitore la guida e la immette nel corpo; e dalle trasformazioni di quel corpo essa non si libera fino a quando non avrà compiuto l’ultimo ciclo” (Pistis Sophia, 113, 5).
“Se, invece, un’anima non ha seguito lo spirito di opposizione* in tutte le sue azioni, ma è diventata buona, ha accolto i misteri della luce […], allorché giunge il tempo dell’uscita di quell’anima dal corpo, lo spirito di opposizione e l’ora fatale seguono quell’anima sulla via che la conduce in alto.
Ma prima che si allontani verso l’alto, essa [l’anima] pronuncia il mistero che scioglie i sigilli e tutti i vincoli dello spirito di opposizione con i quali gli arconti lo avvinsero all’anima: dopo che l’ha pronunciato, i vincoli dello spirito di opposizione si sciolgono, egli si astiene dall’andare in quell’anima, abbandona quell’anima eseguendo il comando degli arconti del grande destino, i quali gli avevano detto: «Non allontanarti da quest’anima fino a quando essa non ti avrà detto il mistero dello scioglimento di tutti i sigilli con i quali ti abbiamo avvinto all’anima»” (Pistis Sophia, 112, 1-2).
Nota * “Quando per mezzo degli arconti del destino, un’anima antica è in procinto di discendere, gli arconti di quel grande destino […] danno all’anima antica un calice dell’oblìo, proveniente dal seme della cattiveria, ripieno di ogni genere di passioni e di ogni oblìo.
Non appena l’anima beve dal calice, dimentica tutti i luoghi nei quali era andata, e tutti i castighi tra i quali era passata. Quel calice dell’acqua dell’oblìo diventa un corpo all’esterno dell’anima, rassomigliante all’anima in tutte le forme, e simile a lei: esso è il cosiddetto «spirito di opposizione» (Pistis Sophia, 131,5)
Appare chiaro, a questo punto, che dopo il Concilio di Nicea, prevalse un Cristianesimo che volle discostarsi da ogni retaggio gnostico, benché fino ad allora condiviso, attraverso un lungo processo di “epurazione” che coinvolse successivamente, parte dei neoplatonici cristiani, pur se in misura minore, che si adoperarono nel discostarsi dal cosiddetto neoplatonismo pagano, anche se, come ho già specificato, ci si muova sempre ( da qualsiasi parte ) nell’ambito del simbolismo e delle metafore