Ordine dei Cavalieri Templari
Il Tempio e la Chiesa:
L’idea di Tempio è più alta e più generale di quella di Chiesa: si erge, in qualche modo, al di sopra di tutte le religioni.
La Chiesa, ad esempio, ha una data precisa d’inizio, il Tempio no: contemporaneo di tutte le età, era come un simbolodella perpetuità religiosa.
Tutto il simbolismo dell’Ordine evoca d’altronde la duplice nozione del Centro Spirituale, fonte dei due poteri e dellamediazione temporale-spirituale: il famoso Baucent era mezzo bianco e mezzo nero, colori di cui, in questa sede,abbiamo già visto il significato e che non per semplice coincidenza sono stati attribuiti a Firefitz.
Il mantello bianco, segno d’investitura, di qualificazione di stato e di funzione, era un privilegio esclusivo che l’Ordinedovette a volte difendere.
«E a nessun altro, dice la Regola, è concesso di avere bianchi mantelli, salvo ai sopraddetti cavalieri di Cristo: chequanti hanno abbandonato la via tenebrosa grazie all’esempio dei bianchi vestiti si riconoscono col loro Creatore»
Il bianco vestito li designava espressamente al secolo come
«strappati alla massa di perdizione»
, secondo le parole diInnocenzo III, e collocati già in questo mondo fra le
«genti vestite di bianco che stanno davanti al Trono di Dio e Loservono giorno e notte nel suo Tempio»
, quelle genti su cui
«Colui che siede sul Trono stabilirà la sua Presenza (Shekinah )»
( Apoc. VII : 13-16 ). Non solamente come riconciliati, ma come riconciliatori.
La croce ad otto raggi o a otto punte di cui il loro mantello era adorno, aggiungeva al significato centrale della croce ilricordo dell’Infinito attraverso il numero otto, così come univa al bianco della Conoscenza il rosso del Santo Amore.
Proseguendo oltre, il collegio di elezione del Gran Maestro era formato da dodici membri, a immagine del collegio degliApostoli e della cerchia interna dei Centri spirituali in genere.
Il Maestro, dovendo avere regolarmente
«due fratelli cavalieri come compagni, che devono essere tali probiviri da nonpoter essere esclusi da alcun consiglio in cui ci saranno cinque o sei fratelli»
.
Il sigillo dell’Ordine, con i due cavalieri sulla stessa cavalcatura, o piuttosto il duplice cavaliere, non è sinonimo diomosessualità ( come insinuato dalle bestie sacrileghe che hanno denigrato l’Ordine ), né di povertà ( come appare inchiave di lettura meramente esteriore ), bensì
evoca la sintesi del doppio nel semplice, della dualità creaturalenell’unità del suo principio.
Il cavallo stesso è ben conosciuto come veicolo simbolico dei viaggi fra i mondi, e ci si potrà ricordare in questa sede,della giumenta Al – Boraq che accompagnò il Profeta, per una parte del Viaggio Notturno ( Corano, Sura XVII ).
Le origini dell’Ordine sono avvolte dal mistero, e in realtà non se ne sa molto. Di sicuro, visto il contesto della suanascita e il suo padrino, nell’Ordine era in gioco una priorità: lo spirito o la forza; la vocazione religiosa prima dellacavalleresca?.
Nel mondo islamico il connubio di certe qualità non avrebbe destato scalpore. Lì non vi sono sacerdoti ( come ho dettopiù volte in più occasioni ) è vero, e si ritiene che nessun ambito dell’esistenza sia precluso alla spiritualità.
Sin dagli esordi, i Templari sembravano ragionare in termini islamici, nella prospettiva di un’altra religione.
Si dicono servitori di Cristo e professano la stessa devozione dei monaci comuni. Non si ergono a dominatori, se nondegli infedeli o dei pagani. Lo stigma dell’intolleranza ecclesiastica, ha sempre gravato sui Templari, esponendoli alsenso di colpa.
In un momento in cui si sollevava un coro di critiche nelle frange tradizionali della Chiesa e si obiettava sull’uso dellaviolenza, propendendo per i valori dello spirito, i Templari ci appaiono ( a quei tempi non ci rifletteva nessuno ) insintonia con quanto sostiene il profeta Muhammad ( su di lui sia la pace ) in un celebre Hadith, di ritorno da unabattaglia sanguinosa.
Ebbene, i suoi seguaci vogliono lodarlo, però lui li ammonisce : quella è la
«piccola guerra santa»
disse il Profeta,mentre ne imperversa un’altra ben più impegnativa e temibile,
«la grande guerra santa»
( è il Jihad Akbar a cui spessofaccio cenno ) nel proprio cuore.
Guigo, il Priore della Grande Chartreuse, casa madre dell’Ordine Certosino, non mancò di raccomandare al primo granmaestro dell’Ordine Templare, l’ammonimento che di seguito riporto:
«non vorrei incoraggiarvi, caro amico, allo scontro fisico e al combattimento, ma desidero darvi almeno qualcheconsiglio sulle battaglie spirituali nelle quali sono coinvolto nella vita quotidiana, benché io non risulti meglioequipaggiato a suggerirvi neanche in questo campo»
Questa piccola premessa alla storia di un Ordine che potè deviare dall’intento primitivo, accompagnò segnatamente iTemplari, facendo sì, che le critiche si mantenessero serrate fino all’appassionata apologia di San Bernardo di Clairvaux.
L’intervento del santo, modificò il tono della polemica, favorendo la ricezione del fenomeno da parte della Chiesa.Bernardo era un monaco, eppure guerriero di vocazione: lo si destinò alla carriera militare….ebbene, nonostante lostesso gettò quest’ultima alle ortiche, ne intravide forse, una prosecuzione attraverso i Templari.
Con molta probabilità, san Bernardo vide nella causa dei Templari, la possibilità di una fusione tra i mondi: il corpo e lospirito, il tumulto della lotta e il rigore della penitenza o dell’ascesi.
Il giudizio di Bernardo era insindacabile, e i Templari ricevettero così un’ampia legittimazione. Successivamente,Innocenzo II, favorì un ” balzo di qualità ” per l’Ordine, attraverso una famosa Bolla di cui spesso ho fatto cenno in lista: ” Omne datum optimum ” del 1139 che, tra l’altro, ad un certo punto recita :
«I Cavalieri di Dio sono gli israeliti bellicosi della Bibbia, i condottieri della Guerra santa.»
Non esiste, proseguiva, un amore superiore a quello di chi dona la sua vita per un amico. Gesù diede l’esempio, e iTemplari lo prendono a modello. Il sacrificio sulla croce è paragonato alla morte in battaglia…
Con molta probabilità, il fatto che i cavalieri fossero tenuti a rispondere del proprio operato solo al papa, implicò unapericolosa autonomia, che alla fine, finì per nuocere a tutto l’Ordine, visto così come un qualcosa di privilegiato….unqualcosa da invidiare e da temere.
Questo stato di cose, portarono i Templari a seguire un anticonformismo che attirava, come ho accennato, molteantipatie.
L’anticonformismo cui ho fatto cenno, si esprimeva attraverso le scelte dell’Ordine stesso, ad esempio, i Templari sicostruirono le loro Chiese, lontane da quelle comuni, così come, la loro gerarchia, si arricchiva di continuo di nuovecariche.
La pugna vera e propria, era il prezzo che l’Ordine pagava per mantenere il proprio status, e, comunque, non eradestinate a determinate frange, come qualcuno ha paventato : anche questo purtroppo, resta un mistero.
Di sicuro, era una èlite militare nel suo insieme, pronta ad entrare in azione al momento opportuno.
Non ci si inganni comunque : i Cavalieri con la croce rossa sul mantello rappresentano una minoranza, anche ilreclutamento non era affatto incoraggiato.
Gli aspiranti venivano ammoniti con chiarimenti del tipo:
«Ci vedete assisi su imponenti cavalcature e racchiusi in armature sontuose, intenti a banchetti e brindisi, abbigliati conabiti sfarzosi, e vi sembra che il nostro tenore di vita non si privi di comodità alcuna…In realtà ignorate quanto sianoseveri e rigorosi gli imperativi cui dobbiamo sottostare. Questa è la cosa più dura da accettare : che voi, maestri di voistessi, dobbiate diventare i servi di un altro “. L’altro è Cristo, e le dichiarazioni celano un appello all’ascesi. Accanto altesoro, c’è una croce da portare; è con questa che in genere gli Ordini, hanno dimestichezza. Il requisito della castitàesclude gli sposati o i fidanzati…ma i Templari, per chi non lo sapesse, trasgrediranno la norma. Queste e tante altrecose, resero l’Ordine del Tempio qualcosa di davvero singolare, una realtà la cui organizzazione ( non dico i misteri,poiché essi restano tali ) è ancora poco conosciuta da molti.»
L’abito glorioso:
Tra gli Ordini musulmani con i quali il Tempio contrasse legami di fraternità spirituale, la storia ha soprattuttoconservato quella degli Assassini.
Sono state segnalate a più riprese le straordinarie similitudini dei due ordini: tutti e due erano allo stesso tempoiniziatici e militari : tutti e due portavano il titolo di
«Guardiani della Terra Santa»
.
Il Jihad degli Assassini aveva lo stesso significato di Guerra Santa del Tempio. Essi svolgevano presso i poteri costituiti ilmedesimo ruolo di sorveglianza e di consiglio. La loro gerarchia, duplice nei due casi ( esteriore e segreta ), presentavacaratteri comuni, e i loro colori emblematici, bianco e rosso, erano gli stessi. Dalla fondazione del Tempio, si consta lasua alleanza con gli Assassini, alleanza che non andò smentita, fino alla sparizione dell’Ordine all’inizio del XIV Sec.
I Templari, dietro una riscossione simbolica di un tributo, avevano autorizzato i fratelli musulmani a fortificarsi nelLibano, ciò che è abbastanza significativo se ci si ricorda del principio medievale della justitia terrae concernentel’immunità di ogni terra cristiana e corrispondente d’altronde, a un principio identico riguardante la terra musulmana.Certo, l’immagine che Wolfram Von Eschenbach fa dei Templari, è un qualcosa davvero sublime.
Chi però ha avuto la pazienza di seguire seriamente la Chiesa, ricorderà la bolla
«Omnes datum optimum»
, doveInnocenzo II affermava :
«Cavalieri del Tempio, è Dio stesso che vi ha costituito difensori della Chiesa e assalitori deinemici del Cristo»
…ed è chiara a questo punto l’ispirazione di Wolfram per i suoi
«Cavalieri di Dio»
.
Nella bolla papale citata, si fissavano poi gli statuti e le prerogative, che furono anche incrementate con il tempo…Eraun sogno e un grandissimo onore indossare
«l’abito glorioso»
.
Il ruolo che il Tempio svolse e il vuoto lasciato dalla sua assenza, è sufficiente per constatare il declino dei due poteriche accompagnò e seguì la sua distruzione.
Ciò che appare più chiara, e che paradossalmente, la Chiesa continua a rifiutare, è la decadenza irrimediabile checonobbe da allora il mondo cristiano. La gretta bestialità materiale di cui una coppia d’infami, testimonia fin qui, cheessa ha potuto attingere solo da un crimine più contro Dio che contro gli uomini, allontanandosi per sempre da quel
«Mistero di Giustizia»
, perché l’Occidente aveva ( ed ha ) cessato di esserne degno.
Bafometto:
Una delle accuse rivolta ai Templari durante il processo, si riferiva alla presunta adorazione di uno strano idolodenominato Bafometto, i genere rappresentato con una testa di Giano barbuta. Tale figura, secondo l’accusa, avrebbedovuto rappresentare il loro Redentore sotto aspetto più magico che esoterico
«che fa fiorire gli alberi e maturare ifrutti»
. Su Bafometto si è detto di tutto ma non si è mai giunti a nulla di concreto. Uno dei più importanti esponenti delmisticismo islamico, il Sufi Idries Shah, ipotizzò che il nome Bafometto, potesse derivare da Abu-fihamat, il Padre delSapere e che il suo nome arabo nella Spagna Moresca sia stato Bufimat. Il filosofo dice che, nella terminologia sufica,ras al- famat ( testa della conoscenza ) sta a significare l’attività intellettuale dell’uomo dopo la sua chiarificazione, lacoscienza trasformata.
Bafometto, spiega Shah, non sarebbe da considerarsi come un idolo, bensì come il simbolo di un iniziato che abbiaraggiunto la consapevolezza.
Approfondendo gli studi in tal senso, sono venuto a conoscenza che la radice araba FMH,oltre che ad indicare la parola”conoscenza”, ha a che fare con alcuni suoi derivati,avendo il senso di “nero, carbone,ecc…” Il Baphometh non è altroquindi che il simbolo dell’uomo completato,la testa negra o testa turca,è un termine crociato sostituito,un espressione ingergo per questo tipo di conoscenza. Ricordiamoci che i Templari e i membri delle scuole magiche spagnole,oltre adessere sospettati di eresia, avevano un’altra cosa in comune : parlavano e usavano l’arabo. Grazie a questa linguainiziatica,potevano comunicare tra di loro e passarsi messaggi in codice. E’ doveroso però, dato che ne stiamo parlando,raccontare anche qualche riferimento inquisitorio riguardo a questa ” testa “. Tanto per cominciare, di questa testa, neerano a conoscenza solo pochi Templari : forse il G.M. e pochi altri anziani…questo è quello che si deduce dai protocolliinquisitori ma, non si capisce a quale ” G. M. ” e a quali “anziani “…Una cosa è certa, le cariche inferiori dell’ Ordine nonerano in grado di riferire nulla sull’dentità di Bafometto. Il fatto poi che gli inquisitori non abbiano approfondito sullavicenda, stà nel fatto che, in sostanza, questa testa non sia stata mai trovata e che perciò, era meglio contentarsi divaghi racconti riferiti a poche ma reali persone, che non insistere nel cercare quello che probabilmente non esisteva….Alcuni Templari sostennero che si trattava della testa di una vergine, altri lo descrivevano come un teschio intarsiato dipietre preziose. Sulla Chiesa Templare di San Bartolomè in Spagna, Bafometto è stato rappresentato come un mostro atre facce, quasi come una divinità celtica più che un vilipendio alla S.S. Trinità. Celebre la confessione di Ugo di Pairaudche disse di averla adorata : la testa era dotata di quattro piedi, due dalla faccia e due dal lato posteriore.
Lo scrittore Gerhard Zacharias ci illustra un’ipotesi secondo la quale una cerchia interna di Templari che studiavano iVeda indiani e il Libro dei morti dell’antico Egitto, adorassero questa testa , la testa di un uomo barbuto rappresentantel’incarnazione del lato oscuro, ctonio, dell’ideale mascolino che,come il corrispondente lato dell’ideale femminile, è statoampiamente rifiutato dal cristianesimo. Altra ipotesi è quella della decifrazione della parola Bafometto attraverso ilcodice Atbash. Questo codice utilizza l’alfabeto ebraico e consente una commutazione sistematica sistematica delleparole sotto le quali si nasconde un messaggio.
Il mistero di Bafometto, si risolverebbe con l’aiuto di questo codice, in Sophia, la conoscenza :mediatrice tra luce eoscurità, che esisteva prima del creatore del’universo e che rimarrebbe così figura centrale per lo sviluppo dell’individuoe della sua rinascita spirituale…ma siamo sempre nel campo delle teorie.
Ci sono tante e tante altre storie, una pure raccapricciante, che se vorrete ve la racconterò…però di concreto e ad onoredi cronaca, questi sono i fatti più salienti circa Bafometto. Oserei pensare, come scrissi tempo fa, che per Bafometto, siintendesse qualcosa di incorporeo e non già di una testa vera e propria…una parola in codice che indicava l’adesione adottrine segrete all’interno dell’Ordine, alle quali si veniva iniziati con particolari riti e che in tal senso, solo questiTemplari iniziati potevano annoverarsi fra gli appartenenti all’Ordine di Bafometto.
Resta da dire inoltre, e concludo su Bafometto, che sullo scudo di Ugo di Payen, il fondatore dei Templari, c’erano treteste umane nere, le teste della conoscenza rappresentate su uno sfondo d’oro. La frase ” Sto facendo una testa “, erausata dai Dervisci per indicare il loro impegno Sufico in taluni esercizi… L’uomo completato è quindi, per me, tuttol’enigma, proprio come afferma Shah.
Il Bafometto attraverso numerose narrazioni:
Un notaio italiano, un certo Sicci da Vercelli, che aveva prestato servizio per i Templari in Siria per oltre 40 anni,durante un interrogatorio in pregiudizio dell’Ordine, dichiarò :
«Ho sentito più volte raccontare ciò che avvenne nellacittà di Sidone. Un certo nobile di questa città aveva avuto una moglie armena: in vita non la toccò ( com’è strana la vita..), ma quando ella morì, abusò di essa nella tomba. Dopo aver compiuto questo atto, sentì una voce che diceva : ‘torna quando sarà giunta l’ora della nascita, troverai una testa, il frutto del tuo operato. Trascorso il periodo digestazione, il cavaliere tornò alla tomba della moglie, e trovò una testa adagiata tra le gambe della salma.. A questopunto sentì nuovamente la voce che gli parlava e che diceva: ‘custodisci questa testa con cura, poichè essa porrà ognicosa al tuo servizio’. Al tempo in cui successero i fatti, proseguì il notaio, era Precettore di Sidone…ecc »
.
E’ chiaro che ci si trovi di fronte ad una metafora, anche se la storia non pare possibile sia inventata di sana pianta..disicuro qualche elemento ” tangibile ” c’era per davvero. Per il resto, il pensiero vola ( almeno il mio ), ad Iside cheapprofitta del corpo senza vita di Osiride per ricavarne il seme col quale provvide ad autofecondarsi… La discesa nellatomba, l’unione con i morti, fanno parte degli esoterismi misterici ( vedi Misteri Eleusini ). Confermo quindi il mio puntodi vista secondo il quale il bafometto altro non è che un simbolo, una specie di parola in codice relativa a dottrinesegrete all’interno dell’Ordine..in tal senso solo i Templari iniziati potevano annoverarsi tra gli appartenenti all’ “Ordinedi Bafometto”.
L’ordine del Bafometto:
Chi ha avuto modo di seguirmi, avrà notato come ho sempre sottolineato che nell’Ordine del Tempio, esistessero variecorrenti iniziatiche, più gnosi per intenderci, nonostante l’apparenza canonica, dovuta anche ad una indubbiapercentuale preponderante di puro cristianesimo romano-apostolico.
Lo gnosticismo che pervase per primo il Tempio, fu quello recuperato da Ugo di Payens sin dai suoi primi soggiorni inTerrasanta, prima ancora della fondazione dell’Ordine stesso.
Diciamo che vi fu un primo impatto che coagulò intorno un gruppo omogeneo di persone che rivestivano un certo ruoloall’interno di ciò che successivamente fù l’Ordine dei Cavalieri Templari.
In effetti, non ci si discostò molto dal cardine della cristianità, sicchè fu come una passeggiata che l’Ordine del Tempio,nella sua interezza, si mostrasse compatto.
L’impronta metafisica conferita all’Ordine da San Bernardo da Chiaravale, rimase in parte sottaciuta o male interpretatadagli stessi confratelli, nella loro globalità. Tale processo però, non fu affatto omogeneo…tra i più dotti vi furonoessenzialmente due correnti gnostiche, una classica, che si poneva tra gnosi cristiana dei primi secoli dopo Cristo,continuandosi in elementi trasformatisi poi in Catarismo, attraverso un complesso percorso metafisico che partiva dallaPalestina per arrivare nei primi insediamenti Manichei, per poi dirigersi, prima nei balcani fino ad arrivare pian piano inFrancia, dove, a partire dal XII secolo, vi era letteralmente un ” Trasudare di eresie ” come diceva l’ottimo DeodàtRochè… Questo ” ramo ” gnostico del Tempio, se così si può dire, finì per ” perfezionarsi ” in Francia, dove fiorì unacultura Occitana, Catara per antonomasia… Questo tipo di eresia difatti, fu riscontrata durante gli interrogatori, inCavalieri ” attivi ” in Francia o comunque non ” Outremère “…Colà, invece, si sviluppò una gnosi più raffinata, quellaislamica. Essa era costituita da un impianto metafisico comune a quella cristiana, ma adattata poi alla teologiadell’Islàm. Gli elementi allegorici di cui quest’ultima si serviva, erano anche retaggio di una realtà pre-islamica,costituita in parte da spiritelli aventi l’aspetto di satiri o ninfe…Negli articoli precedenti, ho parlato dell’origine dellaparola ‘ Bafometto ‘, e quindi è superfluo ripeterci a distanza di pochi giorni.
L’esistenza di un Ordine segreto ( Ordine di Bafometto? ), all’interno dell’Ordine del Tempio, trova ampio riscontro,poiché c’è da tener conto di una classe intellettuale che soggiornò in Medio Oriente e che, in pratica, entrò in contattocon realtà metafisiche comuni, con le quali valeva la pena discutere. La ricerca dell’uomo universale ” Al-Insan Al-Kamil”, che nell’Islàm è riconducibile a Gesù, che rappresenta, tra gli inviati divini ( rusul ), il modello più perfetto di santocontemplativo : porgere la guancia sinistra a chi ha colpito la destra è il distacco spirituale per eccellenza, l’uscitavolontaria dal gioco delle azioni cosmiche. Ovviamente sussistono, malgrado tutte le somiglianze, la via mistica islamicaè diversa da quella contemplativa cristiana. Ibn’Arabi dice che le differenti vie tradizionali, sono come i raggi di uncerchio che si congiungono in un solo punto:
nella misura in cui i raggi si avvicinano al centro, si avvicinano pure tra di loro, tuttavia, non coincidono mai se non nelcentro, dove cessano di essere raggi….E’ chiaro che, impostazioni filosofiche che prevedano una libera disquisizione trareligioni differenti senza l’uso delle armi, è riservato a poche persone, e non è a caso quindi, che si fosse creato unOrdine ad hoc. E che tale Ordine venisse mantenuto segreto per ovvi motivi ( nel caso dei Templari, era impensabileche un Ordine militare cristiano potesse parlare di pace con il nemico senza incorrere nell’accusa di eresia e discomunica…). E’ altrettanto plausibile la scelta di un emblema con fattezze pagane che tenesse chiunque lontanodall’idea di Gesù ( vedi realtà pre-islamica sopra accennata ), che possa ricondurre all’acquisizione dello statoprimordiale attraverso la conoscenza. Quello che è descritto però dall’Islam come Al-Insan Al-Kamil, pur identificandosicon Gesù, non può, in un contesto di gnosi, essere visto come capro espiatorio di tutti i peccati del mondo…e quis’innesta uno dei tanti motivi di discussione, mantenuto segreto, nell’Ordine del Tempio, ai loro stessi fratelli. Che poi,dietro a scopi puramente filosofici si possano essere celati interessi sordidi o intenzioni ” poco cristiane “, non ci è datodi sapere..di sicuro la storia della ” testa “, che interrogata rispondeva su tutto, era sulla bocca di chiunque, la formapoi ( di ciò che era solo una metafora ), dava adito ai più, di sospettare come, dietro di essa, ci fosse una vera e propriaeresia, da bruciare ” romanamente ” su di un bel rogo.
Per fortuna col tempo, la stoltezza, verrà superata da una opportuna fase di recupero, durante la quale si cominciò avedere il fenomeno nella sua giusta dimensione…come si dice : non è mai troppo tardi !
L’epopea del Graal:
Dovremo fare un tuffo all’indietro nel passato e tornare a Giuseppe d’Arimatea, l’uomo che ha deposto Gesù dallaCroce. E torniamo ancora indietro di un giorno, in quel famoso Venerdì Santo in cui Gesù, riuniti gli apostoli attorno allatavola, celebrò l’Ultima Cena.
Si servì, come calice, di una coppa molto antica e di pregevolissima fattura, che Giuseppe aveva in casa.
E quanto sia antica la coppa ce lo narra la tradizione esoterica. Pare che fosse stata intagliata dagli Angeli da unosmeraldo che ornava la fronte di Lucifero (Kether, l’Angelo della Corona), e perso da lui durante la rovinosa caduta dalcielo agl’inferi.
Fu poi affidata ad Adamo, che gioiva della sua vista in quel luogo di bellezze che fu il Paradiso Terrestre.
Ma anche Adamo fu cacciato, e la coppa rimase incustodita fino a quando Seth ottenne di ritornare nel Paradiso e direcuperarla.
Rimase in questo luogo per quaranta giorni, probabilmente gli stessi in cui il Diluvio imperversava sulla Terra, poi scese in Egitto lasciando ad Horus, il primo dio-faraone, il suo calice.
A dire il vero Horus dovette lottare aspramente per riprenderselo
Torniamo all’ultima Cena.
Con l’arresto di Gesù, i soldati portarono la coppa a Pilato, perché ritenuta cosa bella e preziosa, degna delGovernatore.
Ma quando Giuseppe d’Arimatea andò da lui a reclamare il corpo di Gesù, Pilato si affrettò a restituirgli la coppa perchénon voleva aver nulla a che fare con quell’Uomo e con ciò che gli era appartenuto.
Saltiamo tutti i dettagli, saltiamo anche i trent’anni di prigionia di Giuseppe.
Veniamo alla sua liberazione da parte di Vespasiano, che lo ritrova miracolosamente vivo dopo che era stato murato inuna torre da Caifa e dove Gesù stesso gli aveva portato la Coppa.
Dopo la liberazione, con la moglie, il figlio Josefo, il cognato Hebron ed i suoi dodici figli, lascia la Palestina spostandosia Sarraz, la terra da cui sarebbero discesi i Saraceni.
Qui converte il crudele re pagano Evalac, lo concilia con suo cognato Seraphes ed i due, dopo il battesimo, sichiameranno Mordrain e Nascien.
Diverranno i primi Cavalieri del Graal, ponendo la Coppa in un tempio fatto costruire appositamente.
Sarraz si chiamerà, per i posteri, la Città Celeste.
E’ importante soffermare un istante l’attenzione su questi due regnanti, poiché, dopo un’epopea durata molte centinaiadi anni ed otto generazioni, le due dinastie si riuniranno in Galaad, figlio di Lancillotto, cavaliere di Re Artù, l’unicopurissimo uomo in grado di toccare il Graal.
Lui, infatti, ritroverà la Sacra Coppa e la riporterà a Sarraz, dove gli angeli assumeranno entrambi in cielo.
Di tutti i cavalieri partiti alla Ricerca del Graal, solo due saranno con lui e lo vedranno: Percival e Bohor (che tra l’altro èsuo zio).
Bohor farà ritorno alla reggia di Camelot per riferire al Re che il Graal non è più su questa terra, poiché egli stesso èstato testimone del suo librarsi nel cielo fra le mani di Galaad e degli Angeli.
Da Giuseppe d’Arimatea a Galaad, gli scritti apocrifi danno una ben precisa genealogia dei custodi del Graal, mentreresta abbastanza impreciso il luogo in cui questo veniva custodito.
La Coppa passava di padre in figlio; al custode spettava anche il titolo di “Re Pescatore” e spesso anche l’eredità di unaferita alle gambe.
Mi sembra interessante riportare qui la genealogia, poiché non è molto facile reperire i testi che ne parlano; penso cosidi risparmiare al lettore il lunghissimo lavoro di ricerca.
Partiamo quindi da Giuseppe d’Arimatea che, con suo figlio Josefo, è il primo custode del Graal.
Alla morte di Josefo, la Coppa viene consegnata ad Alain, figlio di Hebron e quindi suo cugino per parte materna(Hebron è il marito della sorella di Giuseppe d’Arimatea).
Alain, votato alla castità, non ha figli.
Ormai tutta la tribù si è spostata in Bretagna, nel castello di Corbenic, dove finora è stato il Graal.
Alla sua morte Alain nomina custode suo fratello Giosuè, il quale sposerà la figlia del Re della Terre Foraine, guarito dalui miracolosamente dalla lebbra.
Giosué, come tutti gli altri discendenti tranne Alain, diventa Re.
Gli succederà suo figlio Amindanap, che sposerà una delle figlie di Re Luces di Gran Bretagna.
Figlio di Amindanap è Chatelois, cavaliere e poi re delle terre paterne, oltre che custode del Graal.
Figlio di Chatelois è Manaal, resosi benemerito per le molte abbazie fatte costruire durante il suo regno.
Lambor, suo figlio, verrà ucciso da un saraceno con una spada affilatissima che questi ha trovato a bordo di una naveabbandonata.
Vedremo in seguito che si tratta della spada destinata a Lancillotto e la nave è quella fatta varare da Re Salomone dopoun sogno profetico.
La stessa che riporterà il Graal a Sarraz.
Allo sfortunato Lambor succede suo figlio Pelleam.
Questi verrà ferito (come già Josefo, poi curato da un angelo) ad entrambe le gambe durante una battaglia.
Vecchissimo e sofferente sarà guarito all’arrivo aI castello di Galaad,di cui sarà il bisnonno, ma questo il Cavaliere lo saprà molto tempo dopo.
Figlio di Pelleam è Pelles, ultimo Re del Graal e Re Pescatore come tutti gli antenati.
Le notizie su di lui ci parlano principalmente della figlia, una donna bellissima che Lancillotto scambierà per Ginevra, dicui è follemente innamorato.
Dall’equivoco, comunque, nascerà Galaad, il cavaliere senza macchia e senza paura che porterà a compimento lamissione.
La sua nascita inizialmente viene tenuta segreta, per via dell’errore madornale in cui Lancillotto è incorso.
Poi, il valore di Galaad come cavaliere e la sua bontà straordinaria lo riscatteranno.
Dunque, se rifacciamo i conti all’inverso, vedremo che Galaad è il nono discendente di Giuseppe d’Arimatea (cioè di suasorella, poiché suo figlio Josefo non toccherà donna).
Anche la genealogia di Lancillotto Del Lago (padre di Galaad) affonda le radici in un contemporaneo, amico e protettoredi Giuseppe d’Arimatea, in quel Nascien che fu il primo Cavaliere del Graal, ne venne accecato per aver osato sollevareil velo che lo copriva, ed ebbe la visione profetica di tutta la sua discendenza, fino a Galaad appunto, che sarebbe statol’ultimo a tenere presso di sé la Coppa su questa terra.
Partiamo, quindi, da Nascien, che a Serraz fece costruire il “Tempio Spirituale” dove il Graal fu custodito fino a quandoJosefo lo porterà in Bretagna.
Figlio di Nascien è Celidonio, astrologo e veggente, che diverrà Re di Norgales.
E’ a questo punto (ormai siamo in Bretagna), che Josefo si sposta col Graal a Camelot.
Ma Re Artù e la sua corte sono ancora lontani nel futuro.
Sarà proprio il ricordo di questa coppa, narrato dalle saghe popolari, che spingerà il Re a fondare 1′ “Ordine della TavolaRotonda” ed i cavalieri sguinzagliati alla sua ricerca.
Ma c’è ancora tempo… Figlio di Celidonio è Narpus, vincitore dei Sassoni, cosi come suo padre gli aveva profetizzato.
Re Narpus chiamerà nuovamente Nascien suo figlio, in onore del valoroso antenato.
Figlio di Nascien Il è Alain il Grosso – da non confondere con Alain, figlio di Hebron , poiché questo Alain non vedrà maiil Graal, mentre l’altro ne fu custode e sacerdote.
Suo figlio fu Izaias, ricordato come sovrano buono e giusto, amato dai suoi sudditi e protettore dei Cristiani profughidalle regioni peninsulari celtiche.
Jonas, figlio di Izaias, ereditò tutta la bontà paterna al punto da lasciare la Gran Bretagna regalando a suo fratello tutti ipossedimenti.
Si trasferisce in Gallia, sposa la figlia di Re Marinox, regnando su queste terre.
Suo figlio ebbe nome Lancillotto.
Ma non confondiamolo con l’eroe di Re Artù: questo sarà suo nonno.
Dunque, Lancillotto tornò in Gran Bretagna, recuperò le terre che suo padre Jonas aveva regalato allo zio e tornò aregnare.
Sposò la figlia del Re d’irlanda ed ebbe due figli: Ban, che in seguito fu padre di Lancillotto del Lago, ed Estor de Mares,illegittimo, che a sua volta fu padre di Bohor, compagno fedele di Galaad.
E il buon Lancillotto del Lago, cui finalmente siamo giunti, si unì carnalmente alla bellissima figlia di Re Pelles e generòGalaad.
Quindi, come abbiamo visto, i primi discendenti della stirpe dei custodi del Graal, dopo nove generazioni, sono tornati afondersi tra loro e a diventarne allo stesso tempo gli ultimi…
Ma in tutta questa storia, il Graal non è quasi mai a portata di mano.
La prima “Tavola del Graal” è allestita a Sarraz, davanti a Nascien e Mordrain, da Giuseppe d’Arimatea e suo figlioJosefo.
La seconda solenne “Messa del Graal” è celebrata nel tempio-fortezza di Muntsalvac (Corbenic per altri) da Alain.
A questo punto si inseriscono nella storia i sacerdoti custodi vestiti di bianco.
Così ce ne parla testualmente l’anonimo del XIII secolo:
“Mordrain si fece condurre da Josefo presso l’eremita e diede tanto lustro a quel luogo che, in capo a quel medesimoanno, vi fu costruita una bella e grandiosa abbazia, affidata alle cure dei monaci dalla bianca veste.
Costoro erano dignitari del Re i quali avevano seguito il loro sovrano e, come lui, avevano abbandonato ogni forma divita mondana”.
Potrebbero essere i Catari, sterminati qualche secolo più avanti.
La terza Tavola del Graal viene istituita secondo le istruzioni di Mago Merlino ai Piani di Cardoel nel Galles: siamo ormainel regno di Re Artù, ma il Graal non è presente.
Gataad viene ammesso e siede nel seggio a lui riservato.
E’ il giorno di Pentecoste dell’anno quattrocentocinquantaquattro.
Avviene un prodigio: il Graal appare velato e librato in un raggio di sole.
Ai cavalieri attoniti si rivela una serie di immagini: dalla luce accecante appare un Re coronato e crocifisso, poi unbimbo, poi un uomo che porta una corona di spine e sanguina dalla fronte, poi un calice tempestato di pietre.
E’ da questa visione che i cavalieri giurano di ritrovarlo e di esserne degni, e partono alla sua ricerca.
Come abbiamo detto lo ritroverà Galaad per riportarlo a Sarraz, sua patria d’origine, e dopo?
Agli inizi del VII secolo il re persiano Cosroe II, colui che rubò la Croce da Gerusalemme, fece costruire, sul sacro montedi Shiz in Iran, un tempio meraviglioso, nel luogo di nascita di Zoroastro.
Qui custodi la reliquia ed un “vaso di fuoco”, fino a quando, nel 629, l’imperatore bizantino Eraclio marciò su Shiz, raseal suolo il tempio e riportò la Croce a Gerusalemme.
E il Graal?
Così ne parla, nel 1270, Albrecht von Sharffenbergh nel libro “Il giovane Titurel”:
“Nella Terra della Salvezza, nella foresta della Salvezza, sorge un monte solitario. Il Re Titurel (nonno di Parzival) locinse di mura e vi costruì un ricco castello perché fosse il tempio del Graal. Il Graal allora non aveva una sede fissa, mavagava invisibile nell’aria”.
Sembra, dunque, che già all’epoca seguisse la presenza della Croce in Iran e della Sindone in Europa.
Nel 1208 vediamo, infatti, la Sindone a Besancon, custodita nella Chiesa di Santo Stefano.
Renè Guènon parla di “centri spirituali” predisposti proprio al mantenimento della tradizione primordiale.
Il messaggio esoterico del Graal è in fondo quello della ricerca della restaurazione di un ordine, di un’armonia poiandata distrutta: dalla ribellione di Lucifero a quella di Adamo e così via.
La Sindone rappresenta oggi uno degli archetipi della Restaurazione (il sacrificio del figlio di Dio per la Redenzione delgenere umano), una specie di Arca dell’Alleanza per i giorni nostri. Ed il Graal ne è il sigillo invisibile.
Ecco cosa ne scrive Guénon:
“La perdita del Graal, o di qualcuno dei suoi equivalenti simbolici, significa in definitiva la perdita della tradizione contutto ciò che essa comporta.
Ma a dire il vero tale tradizione è piuttosto nascosta che perduta, o almeno può essere perduta solo per quei centrisecondari che abbiano cessato di essere in relazione diretta col Centro Supremo.
Quest’ultimo, invece, conserva sempre intatto il deposito della Tradizione e non è intacccato dai cambiamenti chesopravvengono nel mondo esterno…
Ma, come il Paradiso terrestre è diventato inaccessibile, cosi il Centro Supremo può, nel corso di un certo periodo, nonessere manifestato esteriormente.
Si può dire allora che la tradizione è perduta per l’insieme dell’umanità, perché è conservata solo in alcuni centririgorosamente chiusi, mentre la massa degli uomini non vi partecipa più in modo cosciente ed effettivo, contrariamentea quanto avveniva nello stato originario.
Tale è appunto la condizione dell’epoca attuale, il cui inizio risale, del resto, molto aldilà di quanto è accessibile allastoria “profana”. E così la storia della tradizione può, secondo i casi, essere in tesa in questo senso generale, oppureessere riferita all’oscuramento del centro spirituale che, più o meno invisibilmente, reggeva i destini di un popoloparticolare o di una determinata civiltà…”
A livello sempre esoterico siamo alla fine di un’Era, quella dei Pesci, in cui vigeva il predominio del singolo sulla massa.
L’Era Nuova è iniziata, ma la Luce è ancora nascosta.
Le istituzioni spirituali o temporali, basate sul vecchio principio, hanno cessato il loro compito di guida coatta.
Così come sono cadute le grandi monarchie, i poteri assoluti, i tiranni che opprimevano milioni di persone, cadranno gliultimi baluardi del potere accentrato.
Ma i tempi ancora non sono maturi.
Ci vorranno forse due, tre, cinque secoli affinché l’umanità prenda coscienza del proprio “Sé” nascosto.
E, intanto, la Sindone sonnecchia avvolta su sé stessa, come Kundalini nel cesto.
Ed il Graal veglia su di Essa dall’alto della cupola del Guarini, tutta traforata come se la Luce debba emanare da luiverso l’esterno, verso la città magica bagnata da due fiumi.
Perché da qui dovrà scaturire la scintilla.
E ogni tanto il Graal si sposta, si dirige verso quei luoghi in cui si accentra occasionalmente un fortissimo poterespirituale, poi ritorna qui, dove si fermano i pensieri d’amore del mondo Cristiano.
Si è scritto che i Graal sono tre, e soltanto al momento della loro unificazione il Pianeta sarà salvo.
Sembra un assurdo, ma a livello simbolico è esatto.
Se ci atteniamo al discorso di Guénon (che fa parte della più stretta tradizione esoterica), il Graal rappresenta il simbolodel possesso della perfezione spirituale.
E’ il sigillo che contraddistingue un “centro di potere”, sempre spirituale s’intende.
Sul pianeta, in questo momento, esistono tre grandissimi centri di Potere.
Essi rappresentano il fulcro delle tre grandi religioni in cui l’umanità si suddivide: la Giudaico-Cristiana, l’Islamismo ed ilBuddhismo, anche se, nell’ambito di ciascuna, si inseriscono correnti diverse, spesso anche contrastanti.
Per la tradizione Giudaieo-Cristiana il punto focale è proprio Torino, almeno fino a quando vi resteranno la Sindone, lareliquia della Croce e, quindi, virtualmente, il Graal.
Torino, dunque, e non Roma o Gerusalemme, come si sarebbe tentati di pensare.
Non è certo verso il Papato che si rivolgono i pensieri d’amore dei Cristiani sparsi su cinque continenti, ma verso quel”Lino” che raccolse il corpo del Cristo sconfitt6 dalla Morte e dall’uomo, e lo vide sfolgorare vittorioso sulla materia e loSpirito, tre giorni dopo, Risorto.
L’islamismo trova il suo “centro spirituale di potere” alla Mecca, dove confluiscono, sia fisicamente che col costantepensiero, milioni di fedeli.
Il loro “Graal”, se così possiamo definirlo, è la “Pietra Nera” caduta dal cielo, dispensatrice di miracoli.
Per il Buddhismo il discorso si fa un po’ più complesso. Il “centro spirituale” è in una valle del Tibet, inaccessibile acoloro che non sono addentro al discorso iniziatico, è la corrispondenza terrestre della mitica Shamballah celeste.
In questa valle, un giorno all’anno, in corrispondenza del Wesak (plenilunio dei Gemelli), si riuniscono fisicamente o inastrale i Maestri dei centri esoterici del Pianeta.
All’ora esatta del Plenilunio si manifesta il Buddha, che torna a rinnovare l’impegno dinanzi alla Gerarchia celeste.
E’ un momento di altissimo impegno spirituale, quasi impossibile da tradurre in parole.
Questo Centro, in futuro, sarà destinato a divenire il “Centro Supremo”, quando finalmente i tre Graal saranno unificatiin uno solo.
Cioè, quando non vi saranno più barriere dettate da religioni diverse, ma ci sarà un Credo unico, più che planetario,Cosmico: il Graal mitico tornerà a palesarsi, ad essere visibile e fruibile dall’Umanità tutta.
v Giuditta Dembech, al capitolo “Gli eredi degli Esseni” racconta un suo incontro con un gruppo di persone che sidefiniscono “eredi degli antichi esseni”. E’ riportato qui di seguito un estratto dalla sua intervista con loro:
“Il calice” spiega il maestro “è la sorgente di luce da cui il neofita può bere, è come attingere dalla fonte stessa dellaconoscenza.
L’uomo che dà la conoscenza, dona se stesso totalmente”. […] “E’ proprio del calice che vorrei parlare; messo così inprimo piano, ha qualche riferimento col Graal?”.
C’è un rapido scambio di intese fra il maestro bianco e quello nero, esitano un momento a rispondere, ma infine è un sì.
La cosa si fa interessante.
“Le rivelazioni secondo cui il Graal potrebbe trovarsi a Torino sono attendibili?”.
“Lo sono molto più di quanto possa sembrare all’apparenza”.
“Allora è vera la teoria secondo cui la città che detiene la Sindone possiede anche il Graal?”.
“Posso confermare che il Graal è qui a Torino, ma riguardo alle analogie con la Sindone, sul piano esoterico c’è unagrande differenza.
Mentre la Sindone è una reliquia del Cristo morto, il Graal è il simbolo di Cristo vivo.
Le ho rivelato una cosa molto importante…”.
La mia attenzione però, è polarizzata sull’esile traccia del Graal, qui a portata di mano eppure nascosto.
“Chi può possedere e nascondere un tesoro del genere?”.
“Secondo lei, a chi spetterebbe di diritto?”.
Già, non ci avevo mai pensato!
Però mi trovo fra gli esseni o per lo meno fra persone che si professano tali, Gesù doveva essere secondo la tradizioneun loro “confratello”; un altro loro discepolo secondo la stessa versione ha portato via entrambe le reliquie, quindi perforza di cose, rispondo: “Gli Esseni?”
Altro largo cenno con le mani, altro implicito consenso.
“Ma è vero, lo avete voi?”
“Non lo teniamo nascosto, ma neppure esposto al pubblico…
Quando le ho chiesto “secondo Lei a chi spetterebbe di diritto” non intendevo necessariamente un certo gruppo, ma piùintimamente chi ha occhi per vedere.
Per cui, se vuole, si può anche intendere che sia esposto all’umanità intera, ma solo chi sa vedere può cogliernel’infinita bellezza, e questa non è certo fatta di oro o di gemme”.
Preferisco lasciar perdere l’argomento.
Mi sembra assurdo che la mistica coppa cercata per duemila anni in mezzo mondo, mi venga offerta cosi, su un vassoiod’argento.
E’ troppo semplice, troppo a portata di mano per poterlo credere.
Meglio peccare di diffidenza che di credulità.
Probabilmente, questi esseni redivivi, non si riferiscono ad un oggetto reale, tangibile.
Ho quasi la certezza che il “loro” Graal sia qualcosa di metafisico. Il suo possesso anche solo spirituale, implica ilraggiungimento della Conoscenza, della capacità di sondare il mistero penetrandolo dal didentro.
Si è dunque parlato del Graal in chiave metaforica, o se vogliamo di parabola.
Cambiamo argomento…
Dopo l’uscita del primo volume, nel 1978, le rivelazioni sulla presenza del Graal a Torino, accesero la fantasia di molti.
In una edizione successiva, aggiunsi un nuovo capitolo dove, ricercando meticolosamente su testi trecenteschi emedioevali, ero riuscita a ricostruire la genealogia dei “Re del Graal”, da Giuseppe d’Arimatea, che lo ricevettedirettamente da Gesù, a Galaad il “puro folle” figlio di Lancilotto.
Attraverso questa genealogia, si riuniscono le tradizioni cristiane e le grandi saghe nordiche.
Giuseppe d’Arimatea è il primo a ricevere il Graal ed a vederlo nella sua realtà fisica, come una coppa che collocheràall’interno di un’Arca.
L’Arca viene portata attraverso tutte le peregrinazioni per mare e per terra; soltanto il Sacerdote Custode del Graalpotrà toccarla. Chiunque si avvicinasse, ne rimarrebbe fulminato.
Proprio come la misteriosa “Arca dell’Alleanza” che Mosé custodisce gelosamente durante l’Esodo.
Il Graal, una volta aperta l’Arca per le funzioni sacre, emette luci meravigliose, a volte, si palesa l’Angelo che daràistruzioni al Sacerdote su ciò che si deve o non si deve fare.
Sugli spostamenti e la direzione da prendere.
Dal Graal emana anche una musica celestiale, che fa piangere i presenti, che tocca il loro cuore e lo prepara allacelebrazione della Messa del Graal, dove viene consacrato ed offerto il Pesce rituale.
Il Custode del Graal infatti, verrà anche denominato “il Re Pescatore”.
Gesù stesso ha stabilito le modalità.
Giuseppe va perciò di fronte alla Coppa affidatagli dal Cristo e prega di essere illuminato.
Il Cristo Logos, l’Uno dell’inizio dei tempi si rivela, ed invita Giuseppe ad allontanare i peccatori, così esprimendosi:”…In memoria di quella Tavola (l’Ultima Cena), prendine un’altra e falla apparecchiare; quando l’avrai preparata nelmodo dovuto, chiamerai il tuo cognato Hebron… Fallo scendere nel fiume a pescare, ed il primo pesce che prenderà…lo metterai sopra a questa tavola.
Poi prendi la coppa e ponila esattamente al centro e tu ti siederai là di fronte; dopo averla coperta con una tovaglia,riprendi il pesce e mettilo davanti alla coppa …
Indi riunisci la tua gente.
Tu occuperai il medesimo posto che io occupai nell’Ultima Cena…”
Ed è in questa stessa occasione che Gesù, manifestatosi attraverso la luce del Graal, comunica a Giuseppe l’esistenzadel “seggio periglioso”.
“…Questo posto non sarà occupato da nessuno, prima che venga il terzo discendente della tua stirpe, e sarà della tuafamiglia; Hebron deve generarlo… e colui che discenderà da suo figlio, occuperà proprio questo posto”.
Fino a quando il Graal è custodito materialmente dai Re sacerdoti a cui è stato affidato, si palesano prodigi di ognigenere, guarigioni, visioni, rivelazioni sul futuro delle genti che abiteranno le Terre in cui il Graal transita.
Ma l’effetto più straordinario è comunque la presenza di Gesù stesso, che quando necessario, si rivela e parla.
Così dirà del discendente di Hebron:
“Gli presenterai la Coppa e gli rivelerai quello che essa contiene, cioè il sangue sgorgato dal mio corpo… e in tutti iterritori in cui si recherà, egli celebrerà il mio nome.”
Alain, custode designato inizia la marcia verso nuovi territori, marcia i cui confini sono già stati preannunciati da Cristoa Giuseppe:
“…Poi egli se ne andrà verso Occidente, nel luogo più remoto possibile… Chiedigli verso quale luogo lo spinge il suocuore; egli ti dirà, stanne certo, che andrà nella valle di Avallon e resterà in quel paese. Queste terre si svolgonocompletamente verso Occidente”.
E in quelle Terre d’Occidente, verso la Collina di Avalon, l’anello si chiuderà.
Tutta l’epopea dei Cavalieri del Graal, gli spostamenti da un luogo all’altro della Coppa, termineranno nelle mani diGalad figlio di Lancillotto.
Costui è investito del compito di riportare il Graal a Sarraz e da qui, nella Gerusalemme Celeste da cui entrambi nontorneranno mai più su questa terra.
Galaad, come profetizzato, sarà il nono discendente di Giuseppe d’Arimatea, (tre volte tre).
Nascerà dalla sorella di Giuseppe e da Hebron poiché Josefo, figlio di Giuseppe, si voterà al sacerdozio e non toccheràdonna.
Il Graal dunque, scompare dalla visione umana.
Invano i sacerdoti vestiti di bianco erigeranno abbazie, fortezze e castelli.
L’Arca che conteneva la Coppa, che sprigionava lampi, tuoni, aurore boreali o musiche angeliche, non c’è più.
Negli uomini ne è rimasto il ricordo e la nostalgia.
Ne è rimasto soprattutto il desiderio, la presunzione che l’uno o l’altro degli Ordini cavallereschi o monastici siaabbastanza puro e perfetto da poterlo attirare nuovamente verso di sé.
Ma, teniamolo sempre ben presente: il Graal non è più manifesto nel mondo fisico.
Tutti tenteranno di possederlo ancora materialmente, ma è una grossolana interpretazione del messaggio esoterico.
Il Graal ormai, è soltanto un simbolo, non lasciamoci incantare dalla letteratura romantica o avventurosa alla “IndianaJones”. Nel film di Spielberg, attraverso prove di ogni genere, l’eroe giunge dinanzi alla tavola del Graal; qui ci sonosparse decine di coppe, una più bella e preziosa dell’altra.
Occorre scegliere e non sbagliare, poiché l’errore scaglierebbe il ricercatore in un abisso senza fondo.
E ancora una volta una interpretazione affascinante, ma priva di senso.
La Coppa in quanto tale, non esiste più.
Inutile cercarla nel mondo materiale a tre dimensioni.
Il Graal è ormai soltanto un simbolo, un riferimento a cui adattarsi per modificare l’interno di sé stessi.
Il Graal è il Cuore Divino, ripieno del Sangue purificatore, è la possibilità e la capacità di redenzione aperta a tutti.
Ancora una volta citiamo Guénon, uno dei maggiori studiosi di simbologia comparata.
Così ne parla nel capitolo “Il Sacro Cuore e la leggenda del Santo Graal”:
“In varie tradizioni vi sono simboli identici alla Coppa e quasi tutti hanno il significato di vaso sacro. Nei geroglifici,scrittura ove spesso l’immagine della cosa rappresenta la parola stessa che la designa, il cuore fu raffigurato semprecon un solo emblema: il vaso. In oriente, la coppa sacrificale contiene il Soma vedico o l’Haoma per i mazdei, entrambiprefigurazioni eucaristiche; esse sono altrettanto espressioni della bevanda dell’immortalità, (così come l’Amrita Indù ol’Ambrosia greca) la quale conferisce o restituisce a coloro che l’accolgono, il senso dell’eternità perduto. Altro simbolo èil triangolo con la punta rivolta verso il basso ed è una rappresentazione sia della Coppa sacrificale, che del Cuore, di cuiriproduce la forma, semplificandola. Ovunque vi è l’associazione simbolica tra cuore, coppa e vaso, ed ovunque il Cuoreè il centro dell’Essere, per cui la coppa viene a rappresentare essa pure il centro del Mondo, cioè la dimoradell’immortalità”.
Queste parole, dovrebbero essere finalmente afferrate e fatte proprie da tutti coloro che nel corso degli anni hannococciutamente continuato la ricerca di un oggetto materiale.
Il possesso del Graal, se mai fosse legittimato a qualunque delle religioni sanguinarie e bellicose tuttora sul pianeta,rimane sempre e comunque un simbolo di perfezione, di purezza.
Cosa che pare quanto mai lontana dal verificarsi, in quest’atmosfera di perenne Guerra Santa.
Il Graal non è simbolo di supremazia di un gruppo sull’altro, ma è integrazione, simboleggia il raggiungimento conl’Uno.
Non ci siamo ancora, e forse ci vorranno alcuni secoli perché ciò accada.
Se mai il Graal si è reso manifesto in tempi moderni, lo avrà fatto sicuramente durante la giornata mondiale dipreghiera ad Assisi nell’ottobre del 1986.
Quel giorno, tutti i grandi capi religiosi della Terra si incontrarono in spirito di fratellanza, pregando fianco a fianco per laPace.
Ed il giorno precedente, era possibile fare meditazione fianco a fianco con buddisti e musulmani in una chiesa cattolica,col Santissimo esposto.
Copti, ebrei, shintoisti, niazdei e cristiani levavano comunemente la preghiera allo stesso “Padre Nostro” con la serenitànel cuore.
Quei giorni ero là, al centro di quell’immenso magnete che ci catturava tutti in una spirale di amore e fraternità.
Nel momento culminante, quando i cuori di tutti, presenti e assenti battevano all’unisono, nel momento in cui cielo eterra erano uniti da un ponte di luce quasi visibile a occhio nudo, ecco, forse in quel momento il Graal poteva rendersimanifesto a riversare su tutti il dono della sua essenza spirituale.
Indubbiamente, la ricerca del Graal è un’impresa affascinante, che può tuttora infiammare l’animo di chi nascondevocazioni cavalleresche, ma è altrettanto astratta che non la ricerca dell’Oro Alchemico o della Pietra Filosofale.
Simboli, nient’altro che simboli, indicazioni di un cammino da percorrere.
La ricerca del Graal non è un viaggio che porta a scandagliare il pianeta da un capo all’altro, ma un ripiegarsi all’internodi sé stessi per ascoltare ciò che è già profondamente impresso nel proprio cuore.
Da sempre.
In tutti questi anni, dopo aver divulgato le notizie di un legame fra la città di Torino ed il Graal, e soprattutto, fra lachiesa della Gran Madre ed il Graal, ho ricevuto centinaia di lettere da persone più o meno lucide mentalmente.
Ed allo stesso modo, anche i giornalisti che hanno riportato le notizie hanno dato segno di non aver capito molto, oforse hanno preferito evidenziare soltanto la versione spettacolare, quella che ha più presa sul pubblico.
Qualcuno ha scritto che il Graal è sepolto nei sotterranei della Gran Madre, quindi, scavando, prima o poi verrà fuori.
Altri ancora mi hanno contattata per raccontarmi che il Graal si trova all’interno della scultura, nella coppa che la statuadinanzi alla chiesa porge verso il cielo.
Anche questa è una follia pericolosa.
Qualcuno, ha dipinto di nero questa coppa, danneggiando la statua.
Insomma, si è scatenata la giostra delle ipotesi più strampalate.
Nel frattempo, sono usciti altri libri che parlano di Torino Magica.
Con un coraggio temerario c’è chi ha copiato, oltre alle informazioni del testo, anche il titolo!
In uno di questi si parla del “Pozzo del Graal” che sarebbe da qualche parte, di conoscenza dell’autore, in città.
Torno a ribadire il concetto precedente con qualche utile rettifica, così lo sprovveduto scrittore potrà aggiustare il tiro inun suo prossimo lavoro: il Graal è un simbolo immateriale, nessuno l’ha mai più custodito o catturato.
Nel corso dei secoli, vennero costruiti castelli e fortezze sulla cima di montagne invalicabili con la speranza che il Graal,che vagava immanifesto nell’aria, vi si fermasse. È proprio sulle cime che semmai, la Coppa potrebbe librarsi, non certonelle buie profondità di un pozzo.
Il simile attira il simile: “Luce da Luce, Dio vero da Dio vero” recita la Chiesa.
Escludiamo dunque l’ipotesi di un Graal sepolto o murato da qualche parte, a Torino o altrove.
Cancelliamo anche l’immagine di un oggetto fisico che possa essere posseduto, nascosto o rinchiuso.
Come simbolo in effetti, potrebbe trovarsi a Torino, come oggetto no!
Se dovessimo cercare il Graal, guardiamo verso l’alto a coglierne il bagliore spirituale; cerchiamo attorno alla Cupola del Duomo, o nelle grandi, oceaniche manifestazioni di preghiera per l’Unità e per la Pace.
Ma cerchiamo la sua luce!
Cerchiamolo sulle candide vette dell’Himalaya, nel silenzio dei monasteri mai profanati dall’uomo occidentale.
Ma soprattutto, cerchiamo di innalzarci verso di Lui, e non, viceversa, di attirarlo verso di noi con le nostre effimerecostruzioni.
lì Graal esiste, non è mai scomparso, è soltanto celato, reso immanifesto sul piano fisico poiché è passato in unadiversa dimensione, aldilà della materia e dei suoi vincoli.
Ma la sua energia di unificazione si riversa a fiumi su luoghi ed uomini di buona volontà.
Aiuterà con le sue emanazioni coloro che, con cuore puro lavorano per unificare le religioni, eliminando dal loro nucleodi comune saggezza, la separatività e la belligeranza.
Cerchiamo pure questo Graal che non ha mai abbandonato il pianeta e che, si, talvolta sosta anche a Torino, ma nondiamo credito a coloro che scavano, o cercano in luoghi sotterranei e nascosti, fra ruderi e rovine del passato.
Il Graal è “Sempre”, appartiene ad ogni tempo.
Il Graal è “Luce”, e come tale non può stare nell’ombra, allontana la tenebra con la sua stessa presenza.
Il Graal è “Ovunque”, poiché appartiene a tutto il genere umano, di ogni razza, credo o colore.